Donne incinte e smog: ancora uno studio sui rischi dell’esposizione

Certi studi sono sicuramente interessanti e utili solo che, come in questo caso, dopo aver letto le conclusioni ci chiediamo: cosa possono fare le donne incinte? Sigillarsi in casa? Questo l’articolo tratto da Ecodallecittè.it

Donne incinte e smog: ancora uno studio sui rischi dell'esposizione

Se si vive in aree di forte smog, respirare potrebbe essere tossico quanto fumare per una donna incinta, aumentando le probabilità di sviluppare malattie ipertensive. A sostenerlo, i ricercatori dell’Università della Florida. Lo studio e alcune considerazioni

Gli studi sullo smog e le sue conseguenze sulla salute si rincorrono ormai a ritmi frenetici. Non passa settimana senza che i giornali parlino di una nuova ricerca, dai risultati tendenzialmente catastrofici. Il problema è che spesso l’allarme è fondato. Ma questa volta?

In questo caso l’università in questione è quella della Florida, e l’articolo pubblicato dai ricercatori riguarda uno studio sulla correlazione fra esposizione ad alti livelli di inquinanti e possibilità di contrarre malattie durante la gravidanza. 

Al centro dell’analisi, monossido di carbonio e biossido di zolfo, responsabili di un considerevole aumento del rischio di sviluppare aumenti improvviso della pressione sanguigna, come nel caso della preclampsia, patologia che può presentarsi dopo la ventesima settimana e che, se non adeguatamente monitorata, può portare a conseguenze molto gravi: distacco della placenta, insufficienza renale acuta, edema polmonare, emorragia cerebrale e convulsioni.

Lo studio è stato condotto su oltre ventimila donne, seguite durante l’intero periodo della gravidanza, e i dati sono stati messi a confronto con i livelli di inquinanti registrati dall’EPA nello stesso periodo. Dai dati emersi, è risultato che il 4,7% del campione aveva sviluppato una qualche malattia ipertensiva durante la gravidanza,attribuibile all’esposizione agli inquinanti atmosferici durante i primi sei mesi di gravidanza. 

Sono dati da tenere in considerazione, come è logico. Se gli inquinanti sono dannosi per la salute in qualunque essere umano, a maggior ragione lo sono per le donne in gravidanza, una fase della vita in cui andrebbero limitati al massimo gli agenti esterni dannosi per l’organismo. Ma nel caso della preeclampsia è bene ricordare che ne soffre in media l’1% della popolazione in Italia, mentre negli Stati Uniti il valore sale al 5%, come confermato dallo studio, e indipendentemente da quali siano le cause. 

ASSOLTO DOPO AVER FATTO ISPEZIONARE LE PARTI INTIME DELLA FIGLIA, IL DRAMMA DI UNA MADRE CHE HA CERCATO INVANO DI PROTEGGERE SUA FIGLIA

Una storia allucinante che ci invia una madre di Messina, la quale ci chiede di divulgarla per dare modo a più persone possibili di essere informate e noi le diamo il nostro sostegno. La storia è stata ricostruita da Una voce per le donne 

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Assolto dopo aver fatto ispezionare le parti intime di sua figlia e dopo averla perseguitata. Detta così può sembrare una beffa e una presa in giro del giornalista che vi parla. Purtroppo però è una cosa vera ed è avvenuta al Tribunale di Messina. Nonostante il pm avesse chiesto una condanna a 4 mesi di reclusione.

Quella che ci accingiamo a raccontare è una storia di sofferenze e disperazione. Di una madre che aveva chiesto giustizia per sua figlia e che invece si trova in mano un pugno di mosche e tanta ma tanta rabbia.

La legge sullo stalking– questo il commento della madre della vittima- solo parole a Messina. Dove diventa lecito pure che un padre ispezioni ripetutamente la figlia nelle parti intime. Decreto di archiviazione del gip Marino e sentenza di assoluzione del giudice Zumbo“.  

Per capire bene come si è arrivati a questo punto bisogna analizzare quanto racconta sua mamma. E lo ha fatto tramite facebook molte volte.  Si inizia con il fidanzamento tra i genitori della bimba. Lui era molto geloso e la storia si è fatta più seria quando i due si sono accorti di aspettare un figlio.

E’ ancora impresso nella mia mente – racconta sua madre- il ricordo dell’espressione del suo viso nel momento in cui abbiamo visto che il test era positivo… per un lasso di tempo, che mi è parso interminabile, continuava a fissarlo… non esistevo più vicino a lui… Inizialmente mi ha proposto di sposarci con rito civile di fretta e furia imponendomi di tenere nascosta la gravidanza al fine di sostenere che era stata successiva al matrimonio per coprire quella che per lui era un’onta. Al mio drastico rifiuto di fare ciò in quanto eravamo entrambi maturi, abbiamo iniziato i preparativi per sposarci in chiesa. Ma, con varie scuse, il giorno dopo delle pubblicazioni, ha annullato il matrimonio. Per questo motivo ho trascorso quasi tutta la gravidanza da sola, ricamando e preparando il corredino per la mia principessa”. 

Al settimo mese di gravidanza è iniziato un periodo di convivenza durato fino a quando la bambina aveva due mesi.

Sono stati 4 mesi pieni di umiliazioni e divieti – ha sottolineato-  Ogni pretesto era buono per essere denigrata ed offesa. Dal settimo mese mi umiliava, sostenendo che ero grossa e che non mi vestivo in modo carino per lui. Per di più, eravamo andati ad abitare in una casa piccolissima. Quando è nata nostra figlia, i contrasti e le umiliazioni sono aumentati in quanto metteva in discussione continuamente il mio ruolo di madre, sostenendo che non ero capace di dare nemmeno il biberon o di sterilizzarlo, che non prestavo abbastanza cure a mia figlia, nonostante mi alzassi alle 5 di mattina per tirarmi il latte, in quanto la piccola non si attaccava più al seno, e mi coricassi dopo l’ultima poppata di mezzanotte. Per di più, ero prigioniera in casa in quanto mi aveva vietato di portare nostra figlia a casa di mia madre od in altro posto, dicendo che, chi voleva vederla, doveva andare lì. Pertanto, non potendo lasciare la piccola, dovendole dare il mio latte, ero costretta a non uscire di casa… Inoltre in quel periodo le mie mani erano piene di lesioni in quanto mi obbligava a lavare e disinfettare le mani prima di prendere la bambina. Una volta ha vietato persino ai miei amici di prenderla in braccio in quanto avrebbero dovuto disinfettarsi le mani”. 

I mesi di galera sono terminati soltanto quando all’u0mo è venuta la febbre. La mamma e la figlia sono andate nella famiglia materna e da allora i due non hanno più convissuto. Ma negli anni le cose sono peggiorate. Perché il padre della bambina pretendeva di tenere tutto sotto controllo. Impedendo addirittura le normali uscite quotidiane per evitare che la figlia venisse in contatto con terze persone.

Alla fine continuavo ad essere dentro una gabbia- ha continuato – Inoltre mi minacciava che, se non avessi risposto al telefono, sarebbe venuto sotto casa mia.  Negli anni mi ha sommerso di telegrammi, raccomandate, sms arrivando a denunciarmi per ogni cosa. Infatti, spesso chiamava i carabinieri nel caso in cui nostra figlia, quando aveva solo 2 o 3 anni, dormisse in piena estate alle 15:30 nei giorni in cui era stato stabilito dal Tribunale per i minorenni che doveva stare con lui”.

E’ stato in quel periodo che il padre ha iniziato a sostenere che la mamma o i suoi familiari maltrattassero la bambina. Tutto sulla base di normali lividi e graffiettini che si procurava giocando. Un uomo che ha sporto diverse querele tutte archiviate perché infondate. Come quella in cui si era procurata una ecchimosi litigando con una cuginetta.

Nel maggio del 2009  – ha continuato la mamma – mi sono resa conto che il mio ex compagno compiva un gravissimo gesto su nostra figlia. Come già detto, egli era solito rivolgere accuse infondate contro me e la mia famiglia di presunti maltrattamenti a danno della figlia al solo scopo di ottenerne l’affidamento esclusivo. Proprio per continuare nella sua “ricerca di prove” per accusarci, un giorno ha insistito a voler portare ad ogni costo nostra figlia dalla pediatra perché aveva visto tre piccoli lividini. La pediatra, che purtroppo doveva assistere spesso a queste scene del mio ex, gli ha detto che quei piccolissimi lividini, che ha faticato pure a vedere in quanto impercettibili, erano più che normali in un bambino piccolo in quanto se li procurano giocando. A quel punto, egli ha insistito affinché la pediatra verificasse se la bambina avesse o meno una ragadeLa pediatra inizialmente ha manifestato la sua contrarietà a queste visite superflue in quanto le ragadi sono comuni nei bambini di tenera età, ma, dinnanzi alle sue insistenze, ha proceduto alla verifica di quanto aveva richiesto, mentre la bambina piangeva disperatamente e si opponeva ad essere controllata. Quando la pediatra ha visto che c’era una piccolissima ragade, il mio ex ha detto “quant’è che l’ho vista!”Sentendo questa affermazione, io e la pediatra ci siamo guardate negli occhi perplesse e preoccupate. Infatti la dottoressa gli ha detto chiaramente che la bambina non doveva essere sottoposta a visita in continuazione per via della ragade e che assolutamente non avrebbe dovuto fare lui questa verifica perché l’avrebbe potuta traumatizzare. Da quel giorno, mi sono resa conto di quello che stava accadendo e perché la piccola spesso aveva crisi di pianto quando la lavavo o la vestivo. Nei mesi successivi ho provato in tutti i modi a convincerlo a desistere dal compiere quelle ispezioni corporali su nostra figlia, ma senza alcun risultato. Una volta, dinnanzi ai miei inviti a smetterla di controllare se la piccola aveva la ragade, mi ha persino scritto in un sms: “Tu non vieti niente a nessuno perché non hai il potere per farlo”.

E’ stato allora che la donna ha cominciato a consultare neuropsichiatri infantili di strutture pubbliche. I quali hanno sostenuto all’unanimità che queste continue ispezioni corporali avrebbero fatto male alla piccola.

 

Un giorno ad agosto – ha sostenuto – mi sono veramente spaventata nel momento in cui il padre di mia figlia, che aveva appena preso la piccola per tenerla con sé per i dieci giorni previsti nel periodo estivo, mi ha telefonato dicendomi che la bambina aveva l’ano arrossato. In quell’occasione mi ha turbata la tempestività con la quale ha proceduto a quel controllo. Per di più, in quell’afosa giornata di agosto, ha pure chiamato un pediatra a domicilio per far visitare ancora una volta la bambina. Quindi, nello stesso pomeriggio, la piccola ha dovuto subire due “visite nell’ano”, una dal padre ed una da un medico a pagamento. Mentre da casa mia sentivo queste cose, pensavo ai pianti disperati di mia figlia. Ma cosa potevo fare? L’unica cosa che ho fatto è stata quella di telefonare a medico interpellato da mio ex per cercare di dissuaderlo dal fare quella visita in quanto sapevo che mia figlia piangeva disperatamente quando qualcuno la visitava nell’ano, ma quel pediatra mi ha risposto che era un suo dovere fare quanto il padre gli aveva chiesto”.

Dopo non aver potuto parlare con la bambina il 23 settembre di quell’anno c’è stata un’udienza davanti al Tribunale dei minorenni di Messina dove lui ha ammesso di effettuare quelle ispezioni.

Nel frattempo mia figlia continuava ad avere crisi di pianto che erano sempre più riavvicinate – ha sostenuto – Per questo motivo, presa dallo sconforto, ho condotto mia figlia al Pronto soccorso pediatrico, riferendo di quelle crisi di pianto e delle “visite” effettuate dal padre per verificare la presenza della ragade anale. La piccola anche in quell’occasione ha mostrato la sua paura per le visite mediche in quanto traumatizzata da quelle sistematiche ispezioni effettuate dal padre. Quindi hanno disposto il ricovero della bambina. Dopo un ricovero di 12 giorni nel reparto di Neuropsichiatria infantile del Policlinico di Messina, hanno diiagnosticato a mia figlia: “Turbe della sfera emotivo – affettiva secondaria a grave patologia dell’accudimento (ipercura). Ritardo semplice del linguaggio”. Inoltre, la neuropsichiatra infantile che ha seguito la piccola durante il ricovero ha consigliato la presa in carico della minore da parte dei servizi sociali per una supervisione attenta delle visite e della gestione della paziente specificando successivamente, in sede di sommarie informazioni rese ai CC, anche che “la predetta diagnosi in particolare era scaturita dagli episodi in cui il padre la sottoponeva a quotidiani controlli al fine di constatare la presenza di ragade anale, che nella circostanza era inesistente. Tale comportamento avrebbe potuto ingenerare nella bambina un grave disagio psichico”.

E’ stato allora che la madre ha denunciato il suo ex convivente alla squadra mobile. Dopo la denuncia il diritto di visita paterno è rimasto intatto.

Tale provvedimento è stato confermato sia dalla Corte di Appello, che dalla Corte di Cassazione – continua il racconto- Relativamente alla denuncia sporta il 03-10-2009, il P.M. iscriveva una notizia di reato con l’erronea imputazione ex art. 609 c.p. nonostante nella mia denuncia non ho mai inteso denunciare il mio ex di abuso sessuale, ma solo per il danno psicologico che ha causato alla bambina.  Durante le indagini preliminari veniva disposta la nomina di un CTU, che ha concluso la perizia sostenendo che: “si possono rintracciare gravi vissuti di preoccupazione ed ansie che rientrano nell’ambito di una chiara sintomatologia post-traumatica compatibile con una condizione di maltrattamento e presumibilmente riconducibile alla condizione di grave ipercura ed alla situazione di elevata tensione familiare cui la minore è esposta. Purtroppo, a causa del fatto che il medico del pronto soccorso ha scritto il termine “abusa” nel referto, sono stata rinviata a giudizio per calunnia nonostante il fatto che egli mettesse in atto quelle ispezioni corporali sia emerso dalle indagini e nonostante non avessi mai inteso accusarlo di abuso sessuale, ma solo di un comportamento nocivo per nostra figlia”. 
Successivamente – continua il racconto-  il 23-06-2010 ho sporto un’altra querela per denunciare sia per i continui atti persecutori e molesti attuati verso di me dal mio ex, sia per il maltrattamento perpetrato ai danni della figlia con diverse modalità. La suddetta querela, nonostante fosse la continuazione di quanto denunciato nella prima querela, inizialmente non è stata riunita al primo procedimento.Infatti, per il primo procedimento è stata chiesta l’archiviazione dal PM (nonostante che il CTU avesse diagnosticato che la bambina ha subito un maltrattamento) e nello stesso giorno ha inviato la seconda querela al Procuratore per l’assegnazione ad altro magistrato perché sosteneva che i reati di maltrattamento non erano di sua competenza. 
Essendo venuta a conoscenza della richiesta di archiviazione, ho presentato opposizione, chiedendo che i due procedimenti venissero riuniti. Invece il GIP, ha emesso decreto di archiviazione senza provvedere alla riunione dei due procedimenti. In questo decreto di archiviazione si legge: “In effetti, dall’intero compendio investigativo emerge che l’odierno indagato, ossessionato dalla cura e dall’ dell’ igiene della figlia, e convinto che nella piccola fosse presente una ragade anale, ha effettuato delle ispezioni corporali all’ano della stessa, sottoponendola così ad un fortissimo stress. Tale fatto configura senz’altro un “abuso” ai danni della piccola, come anche le manifestazioni esagerate, del resto ben evidenziate nei provvedimenti del Tribunale dei Minori, e della Corte di Appello, nei quali è stato fortemente stigmatizzato il comportamento del (padre), al quale è stata per tali ragioni limitata la potestà genitoriale”.
Quindi è stata presentata richiesta di riapertura dell’inchiesta.
Contemporaneamente il P.M. al quale è stata assegnata la seconda querela, disponeva lo stralcio, chiedendo nuovamente l’archiviazione relativamente alla posizione di parte offesa della figlia solo sulla base della precedente archiviazione, senza prendere in alcuna considerazione i nuovi fatti esposti in querela, né gli ulteriori elementi di prova.

Relativamente alla parte nella quale sono io parte offesa, invece, il padre di mia figlia è stato rinviato a giudizio per atti persecutori (stalking) con la seguente imputazione: “in relazione al delitto p. e p. dall’art. 612 commi 1, 2, 3 bis c.p., perché, con condotte reiterate, minacciava e molestava … in modo da determinare nella stessa un perdurante e grave stato di ansia, ingenerando nella vittima fondato timore per l’incolumità propria e dei suoi familiari, in particolare della figlia minore, che riportava, a causa delle condotte persecutorie, «turbe della sfera emotiva-affettiva secondaria a grave patologia dell’accudimento» per come accertato dalle consulenze in atti. Condotta consistita, in particolare, in pedinamenti, appostamenti presso l’abitazione, telefonate, sms, telegrammi, raccomandate, denunce all’Autorità Giudiziaria, tutti atti per mezzo dei quali l’imputato, contestando con modalità ossessive il ruolo genitoriale della …, con riferimento a ogni attività che riguardava la figlia minore, ne ostacolava il normale sviluppo psicofisico”.

Ed è questo il procedimento che proprio in questi giorni è terminato con un’assoluzione con la formula: il fatto non costituisce reato. Nell
“Nella richiesta di archiviazione si legge: “alcun dubbio vi è sulla verificazione degli episodi oggetto delle plurime denunce della… e consistenti nelle ispezioni corporali poste in essere nell’anno 2009 dal … sulla figlia per constatare la presenza della ragade anale: posto questo tuttavia tali episodi vanno correttamente inquadrati dal punto di vista tecnico giuridico non già quali manifestazioni della condotta di maltrattamenti posti in essere ai danni di (mia figlia), bensì nella diversa fattispecie di cui all’art. 612 bis c.p. posta in essere dall’uomo ai danni tanto della piccola quanto a monte della ex compagna ” e che il padre abbia “agito con la consapevolezza e volontà di utilizzare le condizioni di salute della figlia come pretesto per molestare la ex compagna, accettando il rischio che tali condotte coinvolgessero anche la piccola, divenuta anch’ella vittima di condotte di natura persecutoria…  Quindi a mia figlia la giustizia italiana nega la figura di parte offesa, considerando che il danno psicologico subito non sia rilevante. Inoltre, cosa più grave, ad oggi non è stata assolutamente tutelata in quanto non è stato posto alcun controllo alle visite del padre, mentre io, solo per aver cercato di tutelare mia figlia dal danno che il padre le stava procurando, sto subendo un ingiusto processo”.

La madre della piccola, a pochi giorni di distanza da una sentenza che grida vendetta al cospetto di Dio, non si arrende. E per questo motivo, unicamente  per tutelare la sua bambina, in questi giorni ha presentato ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Sperando di riuscire ad ottenere in quel luogo ben lontano dal Tribunale siciliano quella giustizia che sull’isola maggiore italiana le è stata negata.

Ho mandato il ricorso alla Corte Europea – ha dichiarato la mamma- nella speranza che evidenzino le ingiustizie e la mancanza di tutela che sta subendo mia figlia”  . Parole chiare che non dovrebbero far pensare a sentimenti negativi. Ma soltanto a una madre che ama la sua bambina e la vuole difendere dall’ipercura di suo padre.

 

“Decido io”: il 1 febbraio donne in piazza per difendere il diritto all’aborto

Notizia tratta da donnafanpage

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E’ iniziato online, sui siti delle associazioni femministe di tutta Europa, la chiamata a raccolta per le donne che desiderano difendere il proprio diritto all’aborto. Il primo febbraio nelle piazze principali delle grandi città d’Europa, tra cui Madrid, Parigi, Londra, Bruxelles, in Italia ci saranno manifestazioni a Milano, Roma, Firenze e Bologna, le donne si uniranno per gridare a gran voce lo slogan “Decido io” dinanzi alle ambasciate e ai consolati spagnoli delle differenti città. Tutte scenderanno in piazza per mostrare la propria solidarietà con le donne spagnole e protestare contro la nuova legge, proposta lo scorso dicembre dal ministro spagnolo della Giustizia Gallardòn, sull’interruzione della gravidanza. Tale proposta di legge limita fortemente la libertà femminile riguardo all’aborto e dà diritto ad un’interruzione solo in casi estremi di violenza sessuale o di rischi gravi per la salute fisica e mentale della donna che sceglie di abortire.

Apre a Milano la “Casa delle donne”

Dal Corriere della sera.it riprendiamo la notizia che a Milano apre la Casa delle donne. Di che si tratta? Scopriamolo leggendo l’articolo. 

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Una “Casa delle donne” servirà davvero a Milano? «La città la merita, è un investimento per il futuro. Guardiamo alle esperienze di Roma, Berlino, San Francisco. Non sarà mai un ghetto, ma un luogo di libertà femminile. E la libertà femminile in alcune fasi si costruisce meglio in spazi separati». Nicoletta Gandus, una vita in magistratura, è rappresentante legale, di fatto responsabile, della neonata Casa di via Marsala 8, che sarà aperta per la prima volta al pubblico, dalle 10 alle 18: si potranno visitare gli  800 metri quadrati dell’ex scuola Manzoni messa a disposizione dal Comune, sette aule che dovrebbero trasformarsi in una cittadella pulsante di attività. E ci si potrà tesserare, a partire alla modica cifra di 10 euro. A guidare questa agguerrita associazione che nel 2013 ha già raccolto 420 socie, una sorta di triumvirato molto trasversale: oltre a Nicoletta, Stella Okungbowa, mediatrice culturale nigeriana, e Camilla Notarbartolo, giovane mamma lavoratrice milanese.

«Sarà un luogo aperto, non una casa di associazioni, bensì di singole. Un messaggio che vorremmo arrivasse a tutte le milanesi»

Barbara Mapelli, docente di Pedagogia all’Università degli Studi Milano-Bicocca, fa parte del direttivo di 11 donne. «Una particolare attenzione verrà dedicata alle più giovani, che sono ancora una minoranza. Il femminismo è vivo, vi sono gruppi che possono apparire trasgressivi o avere un linguaggio molto lontano dal nostro… Ma non eravamo così anche noi negli anni Settanta?». E aggiunge:

«Vogliamo fare rete anche con donne di culture differenti che possono incontrare difficoltà a entrare in luoghi pubblici misti»

I progetti sono tanti, dalla biblioteca e mediateca ai laboratori artigianali di sartoria e lavorazione del legno, dal bar caffetteria, una delle garanzie della sopravvivenza economica della Casa, allo sportello degli sportelli, ribattezzato “bussola”, che aiuterà le cittadine a orientarsi fra servizi pubblici e privati. Un programma ambizioso: solo per lo sportello ci vorranno almeno 16 “volontarie”, oltre a computer, database, corsi di formazione. «Soldi per ora non ce ne sono – dice Nicoletta Gandus – ma tra gli 11 gruppi che si sono formati, uno si dedicherà proprio alla ricerca dei fondi, interpellando fondazioni bancarie e private, partecipando al bando del Tavolo Valdese, e così via. E di soldi ne servono davvero tanti, ci vorranno almeno 30 mila all’anno solo per le spese di gestione e le utenze, dal riscaldamento alla connessione Internet».

Le chiavi della casa sono state consegnate il 7 gennaio, ma le riunioni e gli incontri fra i vari gruppi già si susseguono: c’è ad esempio il gruppo “progettazione spazi” con 5 architette, tra cui Maddalena Ferraresi, che ha disegnato quale ipotesi una sorta di corpo di donna con un cuore dedicato all’accoglienza e agli incontri; e poi c’è chi si occupa di comunicazione, di interculturalità, di eventi, di città bene comune, di network internazionali. Spiega ancora Nicoletta:

«L’obiettivo  è diventare un luogo di incontro virtuale e soprattutto fisico fra le associazioni esistenti a Milano; è vero che alcune sono già in costante contatto tra loro, ma ce ne sono una miriade, magari più piccole, che fanno cose bellissime e non comunicano con le altre. E già pensiamo che la palestra nel seminterrato potrà diventare un luogo di assemblee, dibattiti, eventi»

Al progetto della Casa delle donne hanno già dato il loro sostegno 62 associazioni nel mondo, 39 solo a Milano, dall’Alveare alla Libera Università delle donne, dal Cicip & Ciciap (che ha lasciato tutti i suoi arredi, dalla cucina alle pentole) a Usciamo dal silenzio.

Ma gli uomini saranno ammessi? «Nello statuto non c’è una discriminazione di genere – risponde Nicoletta -, potrebbero esserci riunioni miste su temi specifici, in ogni caso non c’è preclusione al loro ingresso, né ad eventuali aiuti economici maschili!». Una storia a lieto fine quella della Casa che comincia a fine 2011 da un’assemblea indetta dalla commissione Pari Opportunità del Comune, prosegue con tre tavoli, la nascita dell’associazione, l’approvazione di uno statuto, l’impegno istituzionale, fra le altre, di Anita Sonego e Lucia Castellano. Trovato lo spazio, nella primavera del 2013 c’è il bando per il comodato a uso gratuito per 3 anni + 3, infine il progetto vittorioso e la firma del contratto con il Comune il 20 dicembre scorso.

Tutto bene dunque? In realtà non sono mancate un po’ di perplessità da parte di chi ha visto nella Casa quasi un “passo indietro” rispetto a un movimento femminista che ha dato vita a pratiche differenti e spesso in contrasto fra loro. Si tratterebbe cioè di un allargamento indifferenziato che avrebbe avuto senso solo 40 anni fa. Non la pensa così Lea Melandri, figura autorevole del femminismo milanese e italiano:

«La vedo come un’iniziativa positiva, collocata nel presente. Ho qualche perplessità solo sulla definizione, “casa delle donne”. E l’avevo anche espressa alle promotrici, di cui ho molto apprezzato l’entusiasmo e l’impegno. La parola “casa” evoca un interno, il luogo dell’esclusione delle donne dalla sfera pubblica. Mi pare in contraddizione con quello che sarà, un luogo aperto di socialità, che potrà essere attraversato sia dalle femministe, sia da tutte le milanesi che vogliono mettere a tema la questione del rapporto con l’uomo»

Via, dunque, al tesseramento in attesa dell’inaugurazione ufficiale, l’8 marzo, con una grande festa, cui hanno dato la loro adesione numerose artiste e attrici, da Angela Finocchiaro, che ha anche fatto uno spot per la Casa, a Lella Costa e Ottavia Piccolo. Insieme per animare l’evento con tante altre, come la regista Serena Sinigaglia, il gruppo Le Brugole, fino alle allieve delle scuole civiche milanesi e alcoro delle ragazze nigeriane.

E voi che cosa ne pensate? Milano ha davvero bisogno di una Casa delle donne? O è un’iniziativa “fuori tempo”?

 

Donne oggetto in tv e molestie, studio dell’Università di Padova „Donne oggetto in tv: per ricercatori “legittimano” sessismo e molestie“

Innanzitutto buon anno a tutte/i coloro che ci leggono.

Primo argomento dell’anno:
possono i messaggi veicolati dai mezzi di comunicazione di massa, in particolare dalla televisione, avere un effetto sul nostro comportamento?. E’ quanto ha cercato di capire uno studio condotto dall’Università di Padova.

Leggiamo quanto riporta Padovaoggi 
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Possono i messaggi veicolati dai mezzi di comunicazione di massa, in particolare dalla televisione, avere un effetto sul nostro comportamento? In particolare, nel corso dell’ultimo decennio si è assistito ad una crescente diffusione di modelli femminili oggettivati in molti programmi della televisione italiana; nello stesso periodo, nel nostro paese sono pericolosamente aumentati gli episodi di molestia sessuale e di violenza contro le donne. E’ possibile che i due fenomeni siano in qualche modo causalmente associati?

LO STUDIO. I programmi televisivi che propongono una immagine oggettivante della donna (quando, cioè, le donne sono relegate al ruolo di oggetti o di mera decorazione) creano un contesto normativo che legittima la molestia, rappresentando in tal modo un concreto pericolo per la sicurezza e la dignità delle donne. È quanto emerge da uno studio condotto da Silvia Galdi, Anne Maass e Mara Candiu del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova, Objectifying media: their effect on gender role norms and sexual harassment of women, e pubblicato in questi giorni sulla prestigiosa rivista “Psychology of women quarterly”. “Abbiamo messo a punto due studi sperimentali – spiega la dottoressa Galdi – per verificare se esiste una relazione causale tra esposizione a programmi televisivi che propongono un’immagine oggettivante della donna e comportamenti di molestia sessuale. I risultati dimostrano che anche una breve esposizione a materiale televisivo veicolante un modello svilente e denigrante del ruolo femminile aumenta il comportamento di molestia. Questa relazione è da attribuirsi al fatto che la visione di tale materiale favorisce una maggiore adesione alle norme tradizionali riguardanti il ruolo maschile”.

UOMINI SOTTO LA LENTE. I due studi sono stati realizzati chiedendo a partecipanti maschi, di età compresa tra i 18 e i 48 anni, suddivisi casualmente in tre gruppi sperimentali, di vedere un video clip della durata di 3 minuti. A seconda della condizione sperimentale, un video comprendeva sequenze di un documentario sulla natura (condizione di controllo), un altro comprendeva sequenze tratte da programmi televisivi che proponevano donne oggettivate (condizione TV oggettivante), un terzo video proponeva sequenze che descrivevano donne in ruoli professionali di prestigio (condizione donne professioniste). Subito dopo la visione del video, tutti i partecipanti hanno compilato un questionario, volto a rilevare il loro grado di adesione alle norme tradizionali riguardanti il ruolo maschile. Il comportamento di molestia sessuale è stato invece misurato in termini quantitativi registrando il numero totale di barzellette sessiste inviate dagli stessi partecipanti ad una interlocutrice fittizia nel corso di una successiva interazione via Internet. Dai risultati dei due studi è emerso che solo i partecipanti esposti al video oggettivante manifestano una maggiore adesione alle norme tradizionali riguardanti il ruolo maschile, adesione che, a sua volta, aumenta il comportamento di molestia (maggior numero di barzellette sessiste inviate).

 

Punto su di te

Segnaliamo la nuova campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Non ancora partita ma già argomento di discussione. Leggiamo cosa scrive L’Espresso  a riguardo. 

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Arriverà a gennaio alle fermate degli autobus di tutta Italia, ma si è già fatta notare. È l’ultima campagna di Pubblicità Progresso contro la violenza sulle donne, intitolata “Punto su di te“. Sui manifesti si trova il ritratto di una ragazza e un messaggio da continuare: “dopo gli studi mi piacerebbe…”, “vorrei che mio marito…”. Sono bastate 48 ore perché i fumetti venissero riempiti dagli insulti più volgari, come mostra un video della stessa Fondazione. «Era il nostro obiettivo», spiega Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso: «Far capire che la discriminazione è ancora diffusa e radicata nella fascia media della popolazione, che è poi quella che deve cambiare testa rispetto al problema». Un’esca per suscitare gli istinti peggiori. «La campagna vuole dirci: “Guarda, lo schifo in cui le donne devono vivere”», ribatte sul suo blog la semiologa Giovanna Cosenza: «Ma in realtà ripropone – per l’ennesima volta, a sua volta – un ennesimo rituale di degradazione delle donne».
Nei manifesti che arriveranno sui muri a gennaio gli insulti saranno coperti dal logo della campagna e da un invito ad andare sul sito web per trovare strumenti per segnalare le offese (compresi i contenuti violenti che si trovano in Rete), insieme ai contatti di tutte le associazioni che lavorano sul tema. «Non possiamo illuderci di cambiare gli stereotipi con uno spot», commenta Contri: «Per questo invitiamo ad andare oltre». Lo faranno i ragazzi, se la tendenza è invece quella di coprire le donne di commenti volgari? «Sono convinto di sì», risponde Contri: «Anche perché la campagna si farà sentire su più canali. Con concorsi, iniziative nelle scuole e una canzone creata apposta da alcuni autori italiani, che arriverà a un concerto il cui ricavato andrà in borse di studio per ragazze». L’Espresso pubblica ora in anteprima alcuni scatti che saranno censurati nella campagna ufficiale perché troppo volgari, ma che rendono bene l’idea di quello che il progetto vuole raccontare. Ovvero quanto sia semplice e spontaneo, per troppi, prendere un pennarello e insultare le donne.di Francesca Sironi

Donne e così sia

Tre giorni dedicati alle donne in Abruzzo: la segnalazione arriva da PagineAbruzzo.it  e noi la riportiamo volentieri.

Donne e così sia: una tre giorni dedicata all’Universo femminile. Non solo alle donne, quindi.

L’idea di Donne e così sia nasce dal libro da cui la manifestazione prende il nome, in uscita per fine novembre e in vendita a partire dalla metà di dicembre. Un libro che, come commenta l’autrice Assunta Altieri “Parla di donne alle donne. Ma non solo. Parla di donne a una moltitudine per cui ciò che differenzia una persona dall’altra è la capacità di comprendere i processi evolutivi intimi piuttosto che un banale incrocio di cromosomi”. Storie di amori, passioni, madri, violenze, viaggi. Storie vere di donne che l’autrice ha amato o solamente incrociato nel corso della sua vita. Storie che s’intersecano in un misto di autobiografica, biografie introiettate e racconto critico di attimi che scandiscono i ritmi del tempo quotidiano delle donne.”

Donne e così sia è la Prima edizione di una Tre Giorni dedicata al mondo del femminile dal 7 al 9 dicembre in Abruzzo. Un ciclo di eventi eterogenei che coinvolgono tutte le sfere della cultura e dell’informazione e si riferiscono a pubblici diversi, con un obiettivo unico: accrescere la consapevolezza della necessità di valorizzare la persona in quanto tale. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione culturale Il Cassetto delle Idee libere.

“DONNE E COSÌ SIA” – CONVEGNO INAUGURALE

7 dicembre 2013, ore 17.30

Teatro comunale di Città Sant’Angelo – Piazza IV Novembre

l convegno, condotto dalla giornalista di Rai 3, Daniela Senepa,  ospiterà la presentazione del libro “Donne e così sia” e una discussione sulle tematiche della valorizzazione della “risorsa donna” nel Paese e nella Regione e del femminicidio. Interverranno oltre alle istituzioni di Città Sant’Angelo (sindaco Gabriele Florindi, assessore alla cultura Raffaella Graziani, vice-sindaco Pina Rasetta) donne di interessante know how professionale e culturale: dal procuratore aggiunto di Pescara Cristina Tedeschini, alla consigliera di parità della regione Abruzzo Letizia Marinelli, alla consigliera regionale ed esperta di politiche sociali Marinella Sclocco, alla coordinatrice dell’Osservatorio FNOMCeO della Professione Medico-Odontoiatrica Femminile Annarita Frullini, alla coordinatrice regionale Impresa Donna di Confesercenti Sonia Di Naccio. Sarà presente l’autrice del libro Donne e così sia, nonché presidente dell’Ass. Il Cassetto delle Idee libere, Assunta Altieri.

“XY vs XX” – COLAZIONE LETTERARIA

8 dicembre 2013, ore 10.30

Peca Village, Montesilvano – Corso Umberto I, n. 167

Una simpatica Colazione letteraria “XY vs XX”. Due squadre: tre scrittori e tre scrittrici si confronteranno sul tema “Scrivere di donne è scrivere di genere?”. Un format fresco e veloce: ogni partecipante avrà massimo 3 minuti per esporre il suo punto di vista. “Una location insolita – dichiara la presidente dell’associazione Il Cassetto delle Idee libere,Assunta Altieri  – perché i giovani non devono vedere la cultura come una roba da biblioteca, scuola, luoghi chiusi e basta”. Il tutto sorseggiando un buon caffè. Compongono la squadra XY gli scrittori: Michele Pezone, Sam Stoner, Enzo Verrengia; compongono la squadra XX le scrittrici: Assunta Altieri, Angela Capobianchi, Cristina Mosca. Introduce:Martina Peca. Conduce: Alessio Romano. Le conclusioni sono affidate a Marco Presutti.

“BLIND. FEMALE SENSUALITY” – MOSTRA DI PITTURA CONTEMPORANEA

8 dicembre 2013, ore 18.30

BR1 Cultural Space – Montesilvano Colle – L.go Belvedere

Sempre l’8 dicembre, alle ore 18.30 sarà inaugurata la mostra “BLIND. FEMALE SENSUALITY” al BR1-Cultural Space di Montesilvano Colle. L’obiettivo della mostra è trasferire un messaggio coerente con lo spirito dell’iniziativa: il rispetto della donna e del suo ruolo come persona non significa rinuncia alla femminilità. “La libertà che la donna ha conquistato di vivere con armonia e serenità il proprio corpo e la propria sensualità non sono da condannare. Ciò che fin qui si è contestato non è il corpo della donna in sé ma la rappresentazione che se ne fa; non è la sensualità in sé ma il tentativo costante di asservirla al mercato e alla sfera commerciale” dichiara la presidente del Cassetto delle Idee libere, Assunta Altieri. Espone per la prima volta le sue opere la pittrice pescarese Carla Lozzi che dichiara “La sensualità sta nel lato non svelato, quello che resta al buio e che consente di immaginare; quello dentro di sé, nella parte nascosta, nell’anima”. La mostra sarà presentata da Francesca Mazzucato scrittrice, traduttrice, consulente editoriale internazionale, direttore editoriale di un piccolo editore digitale; si occupa di erotismo, viaggi, web, lifestyle. Collabora con Magazine e siti internet italiani e stranieri; ha un blog d’autore su D di Repubblica. Dice della sensualità: “La sensualità femminile è pelle, silenzi, labbra, corpo scritto, corpo dipinto, sorriso che si fa luce d’amore. La sensualità femminile è potenza e grazia, fragilità, germoglio e insidia, deragliamento, ferita, respiro”.

DONNE USO E CONSUMO.

La rappresentazione dell’immagine femminile attraverso i Media e la Pubblicità.

9 dicembre 2013, ore 17.30

Sala Consiliare, Palazzo del Comune di Montesilvano – Piazza Diaz

La comunicazione mediatica è un potere enorme che può essere gestito nell’interesse della collettività o di singole parti o, addirittura, di singoli individui. Forse i Mass Media non sono gli unici detentori del potere di distribuire informazione e conoscenza, ma certamente si tratta del potere più potente, più pervasivo, più articolato. Diventa pertanto fondamentale che essi trasferiscano input coerenti con la realtà e non con un immaginario prettamente costruito su misura di marketing. La discussione sarà introdotto da Assunta Altieri, esperta di marketing e pubblicità e sarà discussa con il presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo Stefano Pallotta, la giornalista Pina Manente, il presidente nazionale del Co.Re.Com e dalla esperta di comunicazione Maria Serena Manco. Condurrà il workshop la giornalista Chiara D’Onofrio. Presenterà il Premio Giornalistico e Fotografico la giornalista Alessandra Farias.

NEL CORSO DEGLI EVENTI SARANNO PRESENTATI E LANCIATI:

§  il PREMIO GIORNALISTICO E FOTOGRAFICO “DONNE E COSÌ SIA”, con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo e del Co.Re.Com Abruzzo. che sarà lanciato con lo scopo di premiare giovani giornalisti e fotografi che abbiano interpretato le questioni femminili. Il premio ha già avuto il patrocinio e contributo della Fondazione Pescarabruzzo e il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti e del Co.Re.Com;

§  il CONCORSO LETTERARIO “DONNE E COSÌ SIA” in collaborazione con Historica Edizioni che porterà alla pubblicazione di un’antologia di autori vari di racconti incentrati sull’universo femminile e del femminile.

25 novembre giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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Il 25 novembre si celebra in tutto il mondo la “Giornata contro la violenza sulle donne” per ricordare le tre sorelle Miraball, torturate, stuprate e uccise dai militari del dittatore Trujillo, nel 1960 a Santo Domingo.

Con la risoluzione 54/134 of 17 del dicembre 1999 l’Assemblea Generale dell’ONU ha fissato per il 25 novembre la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne.

La violenza contro le donne ha molte facce: le uccisioni e gli stupri sono gli aspetti più drammatici delle violenze dentro e fuori le mura domestiche, nei luoghi di lavoro, per le strade. I dati riguardanti le violenze subite dalle donne sono agghiaccianti, soprattutto se riferiti alla società civile. La violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica è la pura violazione dei diritti umani e, talvolta, l’assenza di leggi adeguate e il silenzio sono complici di tali violazioni.

La violenza è sofferenza e umiliazione. È la prima causa di morte tra le donne nel mondo.

Istituzioni, servizi, strutture educative, forze dell’ordine, parti sociali, partiti politici, mass-media, donne e uomini, tutti si devono sentire coinvolti in un’unica forza di cambiamento. 
Andiamo nelle piazze, riempiamole e facciamo diventare una giornata di mobilitazione locale e nazionale dell’intera società di donne e di uomini, per affermare che senza il riconoscimento della libertà e della dignità delle donne nessuna convivenza è possibile
Per chiedere con forza al Parlamento di dare priorità al tema della violenza contro le donne con uno specifico piano d’azione che permetta una piena realizzazione dei diritti delle donne e delle loro scelte di vita. Ecco perché chiediamo:

  • una legislazione integrata che affronti i diversi aspetti del problema
  • un osservatorio per il monitoraggio della violenza che oltre a fornire dati quantitativi si avvalga soprattutto di opportuni indicatori utili a capirne la complessità
  • l’impegno ad aderire alla campagna europea contro la violenza alle donne per il 2007

Gli appuntamenti in Italia

Milano: Usciamo dal silenzio ha organizzato una sera di festa, di lotta, di socialità, di musica e di teatro invitando le donne di Milano ad uscire dalle case per riprendersi la notte, la vita, la città. La festa si svolgerà a partire dalle 20,30 alla Stazione Centrale. 
Bologna: Libere dalla violenza, Libere di scegliere, concentramento ore 15.00 Piazza XX Settembre 
Torino: sabato 25 novembre via Roma sarà chiusa al traffico e vestita di rosa. Albergatori e commercianti, istituzioni e aziende aderiranno all’iniziativa e si coloreranno di rosa creando un percorso attraverso il centro della città: una vera e propria “Vie en rose”. 
Palermo: manifestazione studentesca in collaborazione con le associazioni siciliane tra cui Arcidonna presso il Teatro Politeama dalle ore 9 alle 14, poi si continua in piazza.

Roma: manifestazione in Largo Argentina a partire dalle ore12.00, organizzata dalla Casa Internazionale delle Donne, ognuna con la sua casetta, perchè è proprio lì, tra le mura domestiche, che si consuma il più alto numero di violenze alle donne.

Per continuare ad approfondire vi segnaliamo il link di ArciDonna


 

TALENT’S GOLDEN DAY IL 9 NOVEMBRE 2013 A TORINO

Come abbiamo già segnalato qualche settimana fa, I9 Novembre a Torino avrà luogo la Talent’s Golden Day, la nuova e imperdibile giornata dedicata al Talento, come sempre ideata e condotta da Natascia Pane. 

Filo conduttore di tutta la giornata sarà il nutrimento, l’oro che ci nutre: il cibo. Una tematica complessa e poliedrica, che però sarà affrontata in modo innovativo cambiando prospettiva: il nutrimento che non viene solo da fuori, ma anche da dentro.

Dopo lo straordinario successo della Talent’s Pink Day del 9 marzo (pubblicata anche sulla testata nazionale Donna Moderna), della Blue Day del 4 maggio (citata da Torino Sette) e della Green Day del 13 luglio (apparsa, fra gli altri, sul quotidiano Pagina), la Talent Coach ha deciso di riproporre l’evento in chiave diversa, con un nuovo colore, nuovi esperimenti e punti di vista. 

Oltre al materiale che potete visionare qui, tutte le informazioni e il programma della giornata è consultabile nel sito www.lospaziodeltalento.com

Un saluto e l’augurio di un grande successo da parte di Infodonna.Immagine

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Venerdi 8 novembre a Gragnano (NA)

Riceviamo la segnalazione della presentazione del libro “Fiore….come me” di Giuliana Covella. Ecco la locandina.

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