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Violenza sulle donne, “Le dita tagliate”: dal Mali all’India, giro del mondo dell’orrore

Non è certo il classico libro leggero da leggere sotto l’ombrellone ma tenetelo a mente per dopo le vacanze perchè scoprirete le violenze inaudite che devono sopportare le donne in alcune parti del mondo. Questo articolo è tratto da Il Fatto Quotidiano.it

Violenza sulle donne, “Le dita tagliate”: dal Mali all’India, giro del mondo dell’orrore

Ci sono bambine che vengono fatte sposare a 10 anni e che, dopo la prima notte di nozze con il marito trentenne, muoiono dissanguate. Altre subiscono stupri di gruppo perché si oppongono ad esercitare il loro “dovere di mogli”. Ce ne sono alcune a cui vengono tagliate 6 dita in omaggio ai morti della comunità: gliene restano 4, per entrambe le mani, non abbastanza per imparare a scrivere ma sufficienti per i lavori domestici. Altre ancora, considerate “ribelli”, vengono ricondotte alla disciplina con un tizzone ardente infilato tra le gambe, botte continue e privazione di acqua e cibo.

E’ un viaggio nell’orrore della violenza sulle donne quello che propone Paola Tabet nel libro Le dita tagliate. L’antropologa italiana con un background accademico fatto di ricerche sul campo, racconta le pratiche di sottomissione messe in atto dagli uomini sulle donne in diverse parti del mondo come Mali, Costa D’Avorio, Kenya, Niger, Haiti, Nuova Guinea, India, Australia. Trattamenti choc che servono per spezzare la “resistenza” delle donne, per renderle soggiogate e obbedienti, per fare in modo che si dedichino a mettere al mondo i figli, ad accudirli, a badare alla casa, senza ribellarsi. Un sistema di dominio pervasivo che risalta in maniera eclatante in certe culture non occidentali ma che è presente ovunque. I gradi, le forme, la diffusione variano, ma il meccanismo “che costringe le donne a una condizione subordinata” non cambia. Usando una categoria marxista, Tabet parla di “violenza di classe”. Secondo la studiosa, la “concentrazione quasi assoluta delle ricchezze in mano maschile” e l’endemica “dipendenza economica femminile” fanno sì che si possa considerare il modo diviso in due grandi classi: la classe degli uomini che sfrutta la classe delle donne.

L’antropologa individua nel matrimonio l’espressione istituzionalizzata dello scambio iniquo che avviene tra le due classi. Uno scambio “sessuo-economico” che prevede che le donne offrano prestazioni sessuali e lavoro riproduttivo (cioè messa al mondo dei figli e conseguente accudimento) in cambio di un compenso più o meno variabile che può comprendere mantenimento, sicurezza economica, status sociale. Una tesi forte, questa, che, come si legge nel saggio, viene rifiutata dalle donne occidentali.

L’antropologa si spinge oltre e cerca di dimostrare (come ha già fatto nel saggio La grande beffa) che se alla base del matrimonio c’è uno scambio sessuo-economico allora non si può considerare questa istituzione così diversa da altre pratiche che comprendono sempre uno scambio di denaro e sesso come, ad esempio, la prostituzione. La divisione tra “donne per bene”, cioè madri e mogli, e prostitute sarebbe dunque artificiosa e non avrebbe motivo di esistere se si considera la natura dello scambio economico che regge entrambe. Ci sono casi, secondo la studiosa, in cui la prostituzione diventa addirittura preferibile ai matrimoni retti sulla coercizione, perché si rivela un’occasione per uscire da un sistema “funzionale all’ordine sessuale dominante” che prevede che le donne seguano la retta via per “conservare la struttura familiare” e lasciare che gli uomini continuino a concentrare nelle proprie mani ricchezza e potere.

ASSOLTO DOPO AVER FATTO ISPEZIONARE LE PARTI INTIME DELLA FIGLIA, IL DRAMMA DI UNA MADRE CHE HA CERCATO INVANO DI PROTEGGERE SUA FIGLIA

Una storia allucinante che ci invia una madre di Messina, la quale ci chiede di divulgarla per dare modo a più persone possibili di essere informate e noi le diamo il nostro sostegno. La storia è stata ricostruita da Una voce per le donne 

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Assolto dopo aver fatto ispezionare le parti intime di sua figlia e dopo averla perseguitata. Detta così può sembrare una beffa e una presa in giro del giornalista che vi parla. Purtroppo però è una cosa vera ed è avvenuta al Tribunale di Messina. Nonostante il pm avesse chiesto una condanna a 4 mesi di reclusione.

Quella che ci accingiamo a raccontare è una storia di sofferenze e disperazione. Di una madre che aveva chiesto giustizia per sua figlia e che invece si trova in mano un pugno di mosche e tanta ma tanta rabbia.

La legge sullo stalking– questo il commento della madre della vittima- solo parole a Messina. Dove diventa lecito pure che un padre ispezioni ripetutamente la figlia nelle parti intime. Decreto di archiviazione del gip Marino e sentenza di assoluzione del giudice Zumbo“.  

Per capire bene come si è arrivati a questo punto bisogna analizzare quanto racconta sua mamma. E lo ha fatto tramite facebook molte volte.  Si inizia con il fidanzamento tra i genitori della bimba. Lui era molto geloso e la storia si è fatta più seria quando i due si sono accorti di aspettare un figlio.

E’ ancora impresso nella mia mente – racconta sua madre- il ricordo dell’espressione del suo viso nel momento in cui abbiamo visto che il test era positivo… per un lasso di tempo, che mi è parso interminabile, continuava a fissarlo… non esistevo più vicino a lui… Inizialmente mi ha proposto di sposarci con rito civile di fretta e furia imponendomi di tenere nascosta la gravidanza al fine di sostenere che era stata successiva al matrimonio per coprire quella che per lui era un’onta. Al mio drastico rifiuto di fare ciò in quanto eravamo entrambi maturi, abbiamo iniziato i preparativi per sposarci in chiesa. Ma, con varie scuse, il giorno dopo delle pubblicazioni, ha annullato il matrimonio. Per questo motivo ho trascorso quasi tutta la gravidanza da sola, ricamando e preparando il corredino per la mia principessa”. 

Al settimo mese di gravidanza è iniziato un periodo di convivenza durato fino a quando la bambina aveva due mesi.

Sono stati 4 mesi pieni di umiliazioni e divieti – ha sottolineato-  Ogni pretesto era buono per essere denigrata ed offesa. Dal settimo mese mi umiliava, sostenendo che ero grossa e che non mi vestivo in modo carino per lui. Per di più, eravamo andati ad abitare in una casa piccolissima. Quando è nata nostra figlia, i contrasti e le umiliazioni sono aumentati in quanto metteva in discussione continuamente il mio ruolo di madre, sostenendo che non ero capace di dare nemmeno il biberon o di sterilizzarlo, che non prestavo abbastanza cure a mia figlia, nonostante mi alzassi alle 5 di mattina per tirarmi il latte, in quanto la piccola non si attaccava più al seno, e mi coricassi dopo l’ultima poppata di mezzanotte. Per di più, ero prigioniera in casa in quanto mi aveva vietato di portare nostra figlia a casa di mia madre od in altro posto, dicendo che, chi voleva vederla, doveva andare lì. Pertanto, non potendo lasciare la piccola, dovendole dare il mio latte, ero costretta a non uscire di casa… Inoltre in quel periodo le mie mani erano piene di lesioni in quanto mi obbligava a lavare e disinfettare le mani prima di prendere la bambina. Una volta ha vietato persino ai miei amici di prenderla in braccio in quanto avrebbero dovuto disinfettarsi le mani”. 

I mesi di galera sono terminati soltanto quando all’u0mo è venuta la febbre. La mamma e la figlia sono andate nella famiglia materna e da allora i due non hanno più convissuto. Ma negli anni le cose sono peggiorate. Perché il padre della bambina pretendeva di tenere tutto sotto controllo. Impedendo addirittura le normali uscite quotidiane per evitare che la figlia venisse in contatto con terze persone.

Alla fine continuavo ad essere dentro una gabbia- ha continuato – Inoltre mi minacciava che, se non avessi risposto al telefono, sarebbe venuto sotto casa mia.  Negli anni mi ha sommerso di telegrammi, raccomandate, sms arrivando a denunciarmi per ogni cosa. Infatti, spesso chiamava i carabinieri nel caso in cui nostra figlia, quando aveva solo 2 o 3 anni, dormisse in piena estate alle 15:30 nei giorni in cui era stato stabilito dal Tribunale per i minorenni che doveva stare con lui”.

E’ stato in quel periodo che il padre ha iniziato a sostenere che la mamma o i suoi familiari maltrattassero la bambina. Tutto sulla base di normali lividi e graffiettini che si procurava giocando. Un uomo che ha sporto diverse querele tutte archiviate perché infondate. Come quella in cui si era procurata una ecchimosi litigando con una cuginetta.

Nel maggio del 2009  – ha continuato la mamma – mi sono resa conto che il mio ex compagno compiva un gravissimo gesto su nostra figlia. Come già detto, egli era solito rivolgere accuse infondate contro me e la mia famiglia di presunti maltrattamenti a danno della figlia al solo scopo di ottenerne l’affidamento esclusivo. Proprio per continuare nella sua “ricerca di prove” per accusarci, un giorno ha insistito a voler portare ad ogni costo nostra figlia dalla pediatra perché aveva visto tre piccoli lividini. La pediatra, che purtroppo doveva assistere spesso a queste scene del mio ex, gli ha detto che quei piccolissimi lividini, che ha faticato pure a vedere in quanto impercettibili, erano più che normali in un bambino piccolo in quanto se li procurano giocando. A quel punto, egli ha insistito affinché la pediatra verificasse se la bambina avesse o meno una ragadeLa pediatra inizialmente ha manifestato la sua contrarietà a queste visite superflue in quanto le ragadi sono comuni nei bambini di tenera età, ma, dinnanzi alle sue insistenze, ha proceduto alla verifica di quanto aveva richiesto, mentre la bambina piangeva disperatamente e si opponeva ad essere controllata. Quando la pediatra ha visto che c’era una piccolissima ragade, il mio ex ha detto “quant’è che l’ho vista!”Sentendo questa affermazione, io e la pediatra ci siamo guardate negli occhi perplesse e preoccupate. Infatti la dottoressa gli ha detto chiaramente che la bambina non doveva essere sottoposta a visita in continuazione per via della ragade e che assolutamente non avrebbe dovuto fare lui questa verifica perché l’avrebbe potuta traumatizzare. Da quel giorno, mi sono resa conto di quello che stava accadendo e perché la piccola spesso aveva crisi di pianto quando la lavavo o la vestivo. Nei mesi successivi ho provato in tutti i modi a convincerlo a desistere dal compiere quelle ispezioni corporali su nostra figlia, ma senza alcun risultato. Una volta, dinnanzi ai miei inviti a smetterla di controllare se la piccola aveva la ragade, mi ha persino scritto in un sms: “Tu non vieti niente a nessuno perché non hai il potere per farlo”.

E’ stato allora che la donna ha cominciato a consultare neuropsichiatri infantili di strutture pubbliche. I quali hanno sostenuto all’unanimità che queste continue ispezioni corporali avrebbero fatto male alla piccola.

 

Un giorno ad agosto – ha sostenuto – mi sono veramente spaventata nel momento in cui il padre di mia figlia, che aveva appena preso la piccola per tenerla con sé per i dieci giorni previsti nel periodo estivo, mi ha telefonato dicendomi che la bambina aveva l’ano arrossato. In quell’occasione mi ha turbata la tempestività con la quale ha proceduto a quel controllo. Per di più, in quell’afosa giornata di agosto, ha pure chiamato un pediatra a domicilio per far visitare ancora una volta la bambina. Quindi, nello stesso pomeriggio, la piccola ha dovuto subire due “visite nell’ano”, una dal padre ed una da un medico a pagamento. Mentre da casa mia sentivo queste cose, pensavo ai pianti disperati di mia figlia. Ma cosa potevo fare? L’unica cosa che ho fatto è stata quella di telefonare a medico interpellato da mio ex per cercare di dissuaderlo dal fare quella visita in quanto sapevo che mia figlia piangeva disperatamente quando qualcuno la visitava nell’ano, ma quel pediatra mi ha risposto che era un suo dovere fare quanto il padre gli aveva chiesto”.

Dopo non aver potuto parlare con la bambina il 23 settembre di quell’anno c’è stata un’udienza davanti al Tribunale dei minorenni di Messina dove lui ha ammesso di effettuare quelle ispezioni.

Nel frattempo mia figlia continuava ad avere crisi di pianto che erano sempre più riavvicinate – ha sostenuto – Per questo motivo, presa dallo sconforto, ho condotto mia figlia al Pronto soccorso pediatrico, riferendo di quelle crisi di pianto e delle “visite” effettuate dal padre per verificare la presenza della ragade anale. La piccola anche in quell’occasione ha mostrato la sua paura per le visite mediche in quanto traumatizzata da quelle sistematiche ispezioni effettuate dal padre. Quindi hanno disposto il ricovero della bambina. Dopo un ricovero di 12 giorni nel reparto di Neuropsichiatria infantile del Policlinico di Messina, hanno diiagnosticato a mia figlia: “Turbe della sfera emotivo – affettiva secondaria a grave patologia dell’accudimento (ipercura). Ritardo semplice del linguaggio”. Inoltre, la neuropsichiatra infantile che ha seguito la piccola durante il ricovero ha consigliato la presa in carico della minore da parte dei servizi sociali per una supervisione attenta delle visite e della gestione della paziente specificando successivamente, in sede di sommarie informazioni rese ai CC, anche che “la predetta diagnosi in particolare era scaturita dagli episodi in cui il padre la sottoponeva a quotidiani controlli al fine di constatare la presenza di ragade anale, che nella circostanza era inesistente. Tale comportamento avrebbe potuto ingenerare nella bambina un grave disagio psichico”.

E’ stato allora che la madre ha denunciato il suo ex convivente alla squadra mobile. Dopo la denuncia il diritto di visita paterno è rimasto intatto.

Tale provvedimento è stato confermato sia dalla Corte di Appello, che dalla Corte di Cassazione – continua il racconto- Relativamente alla denuncia sporta il 03-10-2009, il P.M. iscriveva una notizia di reato con l’erronea imputazione ex art. 609 c.p. nonostante nella mia denuncia non ho mai inteso denunciare il mio ex di abuso sessuale, ma solo per il danno psicologico che ha causato alla bambina.  Durante le indagini preliminari veniva disposta la nomina di un CTU, che ha concluso la perizia sostenendo che: “si possono rintracciare gravi vissuti di preoccupazione ed ansie che rientrano nell’ambito di una chiara sintomatologia post-traumatica compatibile con una condizione di maltrattamento e presumibilmente riconducibile alla condizione di grave ipercura ed alla situazione di elevata tensione familiare cui la minore è esposta. Purtroppo, a causa del fatto che il medico del pronto soccorso ha scritto il termine “abusa” nel referto, sono stata rinviata a giudizio per calunnia nonostante il fatto che egli mettesse in atto quelle ispezioni corporali sia emerso dalle indagini e nonostante non avessi mai inteso accusarlo di abuso sessuale, ma solo di un comportamento nocivo per nostra figlia”. 
Successivamente – continua il racconto-  il 23-06-2010 ho sporto un’altra querela per denunciare sia per i continui atti persecutori e molesti attuati verso di me dal mio ex, sia per il maltrattamento perpetrato ai danni della figlia con diverse modalità. La suddetta querela, nonostante fosse la continuazione di quanto denunciato nella prima querela, inizialmente non è stata riunita al primo procedimento.Infatti, per il primo procedimento è stata chiesta l’archiviazione dal PM (nonostante che il CTU avesse diagnosticato che la bambina ha subito un maltrattamento) e nello stesso giorno ha inviato la seconda querela al Procuratore per l’assegnazione ad altro magistrato perché sosteneva che i reati di maltrattamento non erano di sua competenza. 
Essendo venuta a conoscenza della richiesta di archiviazione, ho presentato opposizione, chiedendo che i due procedimenti venissero riuniti. Invece il GIP, ha emesso decreto di archiviazione senza provvedere alla riunione dei due procedimenti. In questo decreto di archiviazione si legge: “In effetti, dall’intero compendio investigativo emerge che l’odierno indagato, ossessionato dalla cura e dall’ dell’ igiene della figlia, e convinto che nella piccola fosse presente una ragade anale, ha effettuato delle ispezioni corporali all’ano della stessa, sottoponendola così ad un fortissimo stress. Tale fatto configura senz’altro un “abuso” ai danni della piccola, come anche le manifestazioni esagerate, del resto ben evidenziate nei provvedimenti del Tribunale dei Minori, e della Corte di Appello, nei quali è stato fortemente stigmatizzato il comportamento del (padre), al quale è stata per tali ragioni limitata la potestà genitoriale”.
Quindi è stata presentata richiesta di riapertura dell’inchiesta.
Contemporaneamente il P.M. al quale è stata assegnata la seconda querela, disponeva lo stralcio, chiedendo nuovamente l’archiviazione relativamente alla posizione di parte offesa della figlia solo sulla base della precedente archiviazione, senza prendere in alcuna considerazione i nuovi fatti esposti in querela, né gli ulteriori elementi di prova.

Relativamente alla parte nella quale sono io parte offesa, invece, il padre di mia figlia è stato rinviato a giudizio per atti persecutori (stalking) con la seguente imputazione: “in relazione al delitto p. e p. dall’art. 612 commi 1, 2, 3 bis c.p., perché, con condotte reiterate, minacciava e molestava … in modo da determinare nella stessa un perdurante e grave stato di ansia, ingenerando nella vittima fondato timore per l’incolumità propria e dei suoi familiari, in particolare della figlia minore, che riportava, a causa delle condotte persecutorie, «turbe della sfera emotiva-affettiva secondaria a grave patologia dell’accudimento» per come accertato dalle consulenze in atti. Condotta consistita, in particolare, in pedinamenti, appostamenti presso l’abitazione, telefonate, sms, telegrammi, raccomandate, denunce all’Autorità Giudiziaria, tutti atti per mezzo dei quali l’imputato, contestando con modalità ossessive il ruolo genitoriale della …, con riferimento a ogni attività che riguardava la figlia minore, ne ostacolava il normale sviluppo psicofisico”.

Ed è questo il procedimento che proprio in questi giorni è terminato con un’assoluzione con la formula: il fatto non costituisce reato. Nell
“Nella richiesta di archiviazione si legge: “alcun dubbio vi è sulla verificazione degli episodi oggetto delle plurime denunce della… e consistenti nelle ispezioni corporali poste in essere nell’anno 2009 dal … sulla figlia per constatare la presenza della ragade anale: posto questo tuttavia tali episodi vanno correttamente inquadrati dal punto di vista tecnico giuridico non già quali manifestazioni della condotta di maltrattamenti posti in essere ai danni di (mia figlia), bensì nella diversa fattispecie di cui all’art. 612 bis c.p. posta in essere dall’uomo ai danni tanto della piccola quanto a monte della ex compagna ” e che il padre abbia “agito con la consapevolezza e volontà di utilizzare le condizioni di salute della figlia come pretesto per molestare la ex compagna, accettando il rischio che tali condotte coinvolgessero anche la piccola, divenuta anch’ella vittima di condotte di natura persecutoria…  Quindi a mia figlia la giustizia italiana nega la figura di parte offesa, considerando che il danno psicologico subito non sia rilevante. Inoltre, cosa più grave, ad oggi non è stata assolutamente tutelata in quanto non è stato posto alcun controllo alle visite del padre, mentre io, solo per aver cercato di tutelare mia figlia dal danno che il padre le stava procurando, sto subendo un ingiusto processo”.

La madre della piccola, a pochi giorni di distanza da una sentenza che grida vendetta al cospetto di Dio, non si arrende. E per questo motivo, unicamente  per tutelare la sua bambina, in questi giorni ha presentato ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Sperando di riuscire ad ottenere in quel luogo ben lontano dal Tribunale siciliano quella giustizia che sull’isola maggiore italiana le è stata negata.

Ho mandato il ricorso alla Corte Europea – ha dichiarato la mamma- nella speranza che evidenzino le ingiustizie e la mancanza di tutela che sta subendo mia figlia”  . Parole chiare che non dovrebbero far pensare a sentimenti negativi. Ma soltanto a una madre che ama la sua bambina e la vuole difendere dall’ipercura di suo padre.

 

Punto su di te

Segnaliamo la nuova campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Non ancora partita ma già argomento di discussione. Leggiamo cosa scrive L’Espresso  a riguardo. 

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Arriverà a gennaio alle fermate degli autobus di tutta Italia, ma si è già fatta notare. È l’ultima campagna di Pubblicità Progresso contro la violenza sulle donne, intitolata “Punto su di te“. Sui manifesti si trova il ritratto di una ragazza e un messaggio da continuare: “dopo gli studi mi piacerebbe…”, “vorrei che mio marito…”. Sono bastate 48 ore perché i fumetti venissero riempiti dagli insulti più volgari, come mostra un video della stessa Fondazione. «Era il nostro obiettivo», spiega Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso: «Far capire che la discriminazione è ancora diffusa e radicata nella fascia media della popolazione, che è poi quella che deve cambiare testa rispetto al problema». Un’esca per suscitare gli istinti peggiori. «La campagna vuole dirci: “Guarda, lo schifo in cui le donne devono vivere”», ribatte sul suo blog la semiologa Giovanna Cosenza: «Ma in realtà ripropone – per l’ennesima volta, a sua volta – un ennesimo rituale di degradazione delle donne».
Nei manifesti che arriveranno sui muri a gennaio gli insulti saranno coperti dal logo della campagna e da un invito ad andare sul sito web per trovare strumenti per segnalare le offese (compresi i contenuti violenti che si trovano in Rete), insieme ai contatti di tutte le associazioni che lavorano sul tema. «Non possiamo illuderci di cambiare gli stereotipi con uno spot», commenta Contri: «Per questo invitiamo ad andare oltre». Lo faranno i ragazzi, se la tendenza è invece quella di coprire le donne di commenti volgari? «Sono convinto di sì», risponde Contri: «Anche perché la campagna si farà sentire su più canali. Con concorsi, iniziative nelle scuole e una canzone creata apposta da alcuni autori italiani, che arriverà a un concerto il cui ricavato andrà in borse di studio per ragazze». L’Espresso pubblica ora in anteprima alcuni scatti che saranno censurati nella campagna ufficiale perché troppo volgari, ma che rendono bene l’idea di quello che il progetto vuole raccontare. Ovvero quanto sia semplice e spontaneo, per troppi, prendere un pennarello e insultare le donne.di Francesca Sironi

25 novembre giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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Il 25 novembre si celebra in tutto il mondo la “Giornata contro la violenza sulle donne” per ricordare le tre sorelle Miraball, torturate, stuprate e uccise dai militari del dittatore Trujillo, nel 1960 a Santo Domingo.

Con la risoluzione 54/134 of 17 del dicembre 1999 l’Assemblea Generale dell’ONU ha fissato per il 25 novembre la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne.

La violenza contro le donne ha molte facce: le uccisioni e gli stupri sono gli aspetti più drammatici delle violenze dentro e fuori le mura domestiche, nei luoghi di lavoro, per le strade. I dati riguardanti le violenze subite dalle donne sono agghiaccianti, soprattutto se riferiti alla società civile. La violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica è la pura violazione dei diritti umani e, talvolta, l’assenza di leggi adeguate e il silenzio sono complici di tali violazioni.

La violenza è sofferenza e umiliazione. È la prima causa di morte tra le donne nel mondo.

Istituzioni, servizi, strutture educative, forze dell’ordine, parti sociali, partiti politici, mass-media, donne e uomini, tutti si devono sentire coinvolti in un’unica forza di cambiamento. 
Andiamo nelle piazze, riempiamole e facciamo diventare una giornata di mobilitazione locale e nazionale dell’intera società di donne e di uomini, per affermare che senza il riconoscimento della libertà e della dignità delle donne nessuna convivenza è possibile
Per chiedere con forza al Parlamento di dare priorità al tema della violenza contro le donne con uno specifico piano d’azione che permetta una piena realizzazione dei diritti delle donne e delle loro scelte di vita. Ecco perché chiediamo:

  • una legislazione integrata che affronti i diversi aspetti del problema
  • un osservatorio per il monitoraggio della violenza che oltre a fornire dati quantitativi si avvalga soprattutto di opportuni indicatori utili a capirne la complessità
  • l’impegno ad aderire alla campagna europea contro la violenza alle donne per il 2007

Gli appuntamenti in Italia

Milano: Usciamo dal silenzio ha organizzato una sera di festa, di lotta, di socialità, di musica e di teatro invitando le donne di Milano ad uscire dalle case per riprendersi la notte, la vita, la città. La festa si svolgerà a partire dalle 20,30 alla Stazione Centrale. 
Bologna: Libere dalla violenza, Libere di scegliere, concentramento ore 15.00 Piazza XX Settembre 
Torino: sabato 25 novembre via Roma sarà chiusa al traffico e vestita di rosa. Albergatori e commercianti, istituzioni e aziende aderiranno all’iniziativa e si coloreranno di rosa creando un percorso attraverso il centro della città: una vera e propria “Vie en rose”. 
Palermo: manifestazione studentesca in collaborazione con le associazioni siciliane tra cui Arcidonna presso il Teatro Politeama dalle ore 9 alle 14, poi si continua in piazza.

Roma: manifestazione in Largo Argentina a partire dalle ore12.00, organizzata dalla Casa Internazionale delle Donne, ognuna con la sua casetta, perchè è proprio lì, tra le mura domestiche, che si consuma il più alto numero di violenze alle donne.

Per continuare ad approfondire vi segnaliamo il link di ArciDonna


 

Evoluzione di una donna. La violenza domestica: uno sguardo dall’interno. Autrice Elena Babetto.

Oggi vogliamo riportare e segnalare un articolo di Elena Babetto tratto da suo blog. Come ci fa sapere Elena, è frutto di esperienza personale che lei ha deciso di condivedere con donne e uomini disponibili ad approfondire il tema attualissimo della violenza sulle donne. Per coloro che desiderano aggiungere il blog di Elena tra quelli da seguire, questo il link: Evoluzione di una donna

Ciao Elena e grazie.

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A pochi giorni dal discusso decreto sul femminicidio, dopo aver letto molte opinioni contrastanti mi sorge spontanea la voglia di soffermarmi in un punto secondo me focale per farvi comprendere esattamente il fenomeno e per permettervi di capire come aiutare la vittima rispettando la sua condizione psico-fisica. Questo per farvi intuire autonomamente e per discutere assieme di ciò che può o meno funzionare del decreto. Il decreto legge tocca punti importanti. Rimanendo ”in attesa”, si fa per dire, di quella fondamentale svolta culturale per chiudere quel cerchio di prevenzione sociale che metterebbe la parole fine a queste manifestazioni inaccettabili, vediamo assieme i punti principali che segnano un chiara svolta giudiziaria:

  1. il riconoscimento delle violenza domestica come un crimine punibile dalla legge; 
  2. l’inasprimento della pena nel caso in cui la violenza domestica venga perpetrata in presenza di minori;
  3. il riconoscimento dello stalking come reato commesso anche con l’utilizzo di strumenti telematici e informatici; 
  4. il diritto per la vittima di essere ammessa al gratuito patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito; 
  5. l’irrevocabilità della querela.

Ma cos’è la violenza domestica e quante forme di abusi cela?
Personalmente l’ho sempre considerata come un cancro da estirpare perché, una volta insediato, difficilmente lo si riesce a debellare senza un aiuto esterno e, in maniera subdola e silenziosa dilaga, inquinando mente e corpo della vittima stessa. La violenza domestica è una forma di abuso di potere tra condizione impari all’interno di un nucleo familiare in cui l’abusato è fortemente ostacolato nella possibilità di intraprendere una via d’uscita. L’abusante esercita in modi diversi il suo potere rimarcando la propria superiorità sull’abusante in maniera violenta, violando ogni forma di rispetto e di libertà provocandone volutamente un danno. Caratteristica di questa forma di maltrattamenti è la ciclicità delle azioni violente e l’aumento della loro intensità.
Esistono diverse tipologie di violenza domestica:
la violenza psicologica è composta da un insieme di umiliazioni e insulti verbali (anche davanti a terzi) e fisici, minacce e intimidazioni (fare del male e persone care, rompere oggetti cari della vittima o oggetti regalati o abbinabili ai familiari o amici della vittima), ricatti , pressioni psicologiche, controllo completo della persona e allontanamento e isolamento dal mondo esterno o comunque da quelle frequentazioni che l’abusante considera rischiose per lui;
lo stalking è un atto persecutorio che mina la libertà della vittima con azioni sistematiche e continue creando angoscia, ansia, tachicardia, attacchi di panico e di ansia attraverso telefonate, messaggi telefonici o su social, mail con contenuti di minaccia e di intimidazione che creano un alta pressione emotiva e psicologica, pedinamenti, appostamenti sotto casa, al lavoro e per quanto mi riguarda anche contatti a persona care alla vittima con tentativi di persuasione per cercare di raggiungere il proprio scopo;
la violenza economica è una forma di controllo o privazione del denaro nei confronti della vittima che limita maggiormente la situazione di autonomia creando una forte dipendenza con l’abusante. Questa forma di violenza si identifica anche nella costrizione dell’assunzione di impegni finanziari e di abusare totalmente delle disponibilità finanziarie della vittima;
la violenza assistita avviene in presenza dei figli che non necessariamente subiscono violenza diretta ma che assistendo a negative manifestazioni nei confronti di una persona cara, possono generare serie patologie evolutive e scaturire molteplici difficoltà sulla loro visione di famiglia, di relazione di coppia e creare serie difficoltà nei loro futuri rapporti sociali;
la violenza fisica e sessuale è composta da manifestazioni corporee che possono essere calci, pugni, schiaffi, tirate di capelli, colpire con oggetti contundenti mentre quella sessuale tratta quegli atti imposti a sfondo sessuale contro la volontà dell’abusato.
Mi preme sottolineare che queste forme di violenza non sono da considerare singolarmente in quanto difficilmente vengono attuate singolarmente ma al contrario, coesistono per rafforzare il controllo esercitato sull’abusato.

Cosa si innesca nella mente della vittima e quali sono le sue reazioni?
Il processo di dipendenza psicologica è un processo delicato ed accurato che si attua giorno dopo giorno aumentando d’intensità. In questo frangente non si possono considerare od elencare elementi che caratterizzano il soggetto abusato. Questo male ad oggi, è presente in tutti i ceti sociali e i casi patologici sono la percentuale minore. Bisogna, per quanto possibile, immedesimarsi nella situazione ma lo si può fare solo se la si conosce. In primis si deve tener conto che si è in una condizione di coppia quindi si presuppone ci sia dell’affetto e dell’amore reciproco (tralasciamo per non disperdersi in altri argomenti meritevoli di discussioni più approfondite la concezione di vero amore e di amore malato), magari dei figli e si presume ci siano dei progetti futuri e dei sogni da realizzare insieme. La donna che “cade” vittima di queste situazioni ha inconsciamente una visione errata di quello che dovrebbe essere un normale rapporto affettivo/amoroso e spesso l’origine di tale concezione deriva da traumi o mancanze avute nell’infanzia o nell’adolescenza che non necessariamente devono avere l’ombra di maltrattamenti, droga, alcool o violenza. Mi riferisco a ruoli genitoriali mal definiti, quando le figure della madre e del padre si confondono. Per farvi capire meglio, oltre alla classica visione del padre autoritario e della madre servile, esistono altre tipologie genitoriali confuse e destabilizzanti per un figlio: la presenza di una madre anaffettiva e di un padre mieloso che si prostra alle richiesta del figlio, oppure di una madre con un totale potere decisionale ed un padre accondiscendente, o ancora di situazioni in cui non vengono imposte regole basilari e contenitive durante la crescita o in cui vi è un forte disaccordo su di esse, peggio ancora se palesemente rese note davanti al figlio. In questo modo i genitori concorrono involontariamente alla formazione di un figlio che godrà, oltre che di una bassa autostima, di un’alta probabilità di instaurare rapporti impari e dannosi con il sesso opposto e quindi di essere facilmente preda di situazioni pericolose. Fatta questa doverosa premessa, quando si innescano circostanze inaspettate e si diventa sfogo di atteggiamenti critici, si attivano riflessioni irrazionali che la inducono a pensare di esserne la causa, di dover cambiare per evitarlo, di dover dare di più. La situazione peggiora quando si ha dei figli perché si introducono molteplici fattori facilmente riconducibili al fatto che la donna non vuole sciogliersi da quella condizione familiare, mirando a risolverla (credendo di poterlo fare) per amor suo e per amore del figlio che ha avuto con quel partner rivelatosi “impegnativo”. Le prime manifestazioni sono susseguite da pressanti ed ingannevoli scuse, talvolta da pianti e da dimostrazioni d’amore talmente plateali che innescano una sorta di pena da parte della vittima nei confronti del violento. E’ da questo momento che ha inizio quel rapporto malato di dipendenza reciproca che impedisce alla vittima di “tradire” il partner e all’abusante di fare a meno della sua valvola di sfogo. La donna rimane nella convinzione che prima o poi il partner riuscirà ad amarla così come ha sempre desiderato, in tal modo ogni suo sacrificio viene giustificato da questa mera illusione. Le violenze però, al contrario delle aspettative, non finiscono ma aumentano sia di frequenza che di intensità ed ecco che inizia la seconda fase, di forte depressione percorrendo quel processo di annullamento che vedrà il suo annientamento psicologico e fisico, l’apatia verso ogni cosa, la vergogna, il disinteresse totale verso se stessa, preoccupandosi soltanto di evitare ogni piccolo gesto che possa farlo arrabbiare. La sua esistenza entra in una specie di bolla e rimane sospesa per tempo indefinito. Inizia il silenzio assoluto, risponde solo se interpellata, il volto diventa inespressivo e spento. Cominciano gli incubi, l’insonnia, la nausea talvolta accompagnata da vomito, la tachicardia, il delirio. Perde completamente la concezione della realtà e viene risucchiata in una sorta di incubo che a volte può portare anche all’uso di sostanze quali alcool o droghe per cercare temporaneo rifugio. Piano piano diventa consapevole che tutto ciò non finirà mai, continuando a subire violenze di varia natura. Prigioniera in casa propria ed oramai priva di forza inizia la terza fase che può portare alla fuga o al continuo silenzio e quindi al progredire della violenza. La fuga può venire per mano di terzi o della stessa. La vittima ha “imparato a sopportare” e ha una così scarsa preoccupazione di sé che la porta a non interessarsi alla possibilità di essere di nuovo malmenata. La vittima sa che per quel motivo o per un altro, il suo destino in quella casa rimarrà lo stesso. Tenta quindi di fuggire o di chiedere aiuto non sapendo qualora vi riuscisse, a cosa andrà incontro: Stalking, morte? Il terrore che il vigliacco abusante ha di essere scoperto e infamato può portare a qualunque gesto. Quando invece la fuga viene innescata per volontà di terzi , grazie a quel minimo contatto con il mondo esterno che la donna ha avuto la fortuna di mantenere, si appella alla speranza di essere aiutata e al solo pensiero si sente più sollevata . Nella maggioranza dei casi le donne non sono nella condizione di poter denunciare o di chiedere aiuto e molto spesso pregano che qualcuno intervenga al loro posto (es. vicini di casa) mettendosi una mano sulla coscienza chiamando l’intervento dei carabinieri o rivolgendosi informando associazioni o enti specifici. Purtroppo per paura di ritorsioni o per timore di invadere la privacy altrui, per vergogna o per egoismo, preferiscono non farlo. Questo gesto invece può essere molto importante, a volte fondamentale, per permettere a quella donna di uscire da una morsa che la tiene stretta e “legata” dentro a quelle mura. E’ necessario quindi controllare, verificare e assistere per quanto possibile queste persone perché, anche se non chiedono aiuto direttamente, ne hanno un bisogno assoluto. Queste persone sono isolate, vivono nel silenzio, nella solitudine e vivono in un mondo irrazionale che non ha nulla a che vedere con quello che voi conoscete. Se la soluzione del problema già in atto è possibile solo tramite la vera conoscenza dello stesso, con questo articolo spero di aver contribuito ad un vostro avvicinamento. La sensibilizzazione collettiva parte anche da qui. Tacere significa permettere.

Femminicidio, approvato il decreto legge. Pene più severe, via da casa i mariti violenti

 

Notizia tratta da Repubblica.it

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Il consiglio dei ministri, dopo circa due ore di riunione a Palazzo Chigi, ha approvato il decreto legge in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, il testo il cui obiettivo è soprattutto combattere il fenomeno della violenza sulle donne e il cosiddetto Femminicidio. L’annuncio è stato dato dallo stesso premier Enrico Letta con un tweet a seduta in corso: “L’avevamo promesso. Lo facciamo”.

Il decreto anti-femminicidio
– Il decreto, ha spiegato Letta nella conferenza stampa, si compone di 12 articoli: “Abbiamo approvato un decreto molto agile – ha detto – che interviene su temi essenziali. C’era bisogno nel nostro Paese di dare un segno fortissimo, ma anche un cambiamento radicale sul tema”. Letta si è detto “molto orgoglioso” del fatto che il “governo abbia deciso questo intervento”, il quale “deve dare un chiarissimo segnale di contrasto e di lotta senza quartiere” al fenomeno del femminicidio. Il premier ha rivolto un “grande ringraziamento al ministro Josefa Idem, che ha iniziato questo lavoro”.

Cyberbullismo e tifo violento – La filosofia e il contenuto del provvedimento sono stati illustrati dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano: “Le norme hanno tre obiettivi: prevenire violenza di genere, punirla in modo certo e proteggere le vittime”. Tra gli articoli ve ne sono dedicati alla repressione del cyberbullismo ed alla proroga di 3 anni (fino al giugno 2016) dell’istituto dell’arresto differito per il contrasto della violenza negli stadi. “Puniamo severamente chi utilizza il canale informatico per fare molestie”, ha spiegato.

Arresti per stalking – Il decreto, ha spiegato Alfano, “contiene la previsione dell’arresto in flagranza per i maltrattamenti e per lo stalking. I tribunali potranno adottare delle ‘corsie preferenziali’ per l’esame delle cause riguardanti i maltrattamenti”. E’ previsto inoltre il gratuito patrocino legale per chi è vittima di stalking o maltrattamenti e non si può permettere un avvocato. “Alle forze di polizia – ha aggiunto il ministro – viene data la possibilità di buttare fuori di casa il coniuge violento, se c’è un rischio per l’integrità fisica della donna. Dal punto di vista della prevenzione è importante, perché viene impedito a chi è violento in casa di avvicinarsi ai luoghi domestici”.

In pratica, ha aggiunto, “la magistratura potrà disporre l’allontanamento coatto da casa del coniuge violento e se vi è il rischio che dalle minacce o dalle molestie possa derivare un pericolo grave, si può intervenire subito con un’azione preventiva del magistrato e disposta dal questore”.

Vittima informata su iter giudiziario – La vittima di violenza, ancora, dovrà essere informata costantemente sulla condizione giudiziaria in cui versa il denunciato. “Cerchiamo di correggere un punto di vulnerabilità del sistema normativo – ha detto Alfano – : spesso la vittima non sapeva che fine aveva fatto il processo a carico dell’autore delle violenze. Ora ci sono una serie di norme che prevedono che la vittima sia informata. In modo tale che se c’è una scarcerazione dell’autore delle violenze, la vittima sia immediatamente messa al corrente”.

Pene più severe – Il decreto, tra le altre cose, aumenta di un terzo la pena se alla violenza assiste un minore di 18 anni e prevede maggiorazioni di pena se la violenza è commessa nei confronti di una donna in gravidanza o da parte del coniuge, anche se separato, e dal compagno, anche non convivente. “Stesso discorso varrà anche per il reato di stalking”, ha detto Alfano.

Querela irrevocabile – Altra novità importante, per Alfano, è che “una volta che è stata fatta la querela, quella querela è irrevocabile”. “Sottraiamo noi – ha sottolineato il ministro – la vittima al rischio di una nuova intimidazione tendente a farle ritirare la querela”. Una norma riguarda gli immigrati: sarà concesso un permesso di soggiorno per motivi umanitari agli stranieri che subiscono violenze in Italia.

Cybercrime
– Del pacchetto approvato fa parte anche una disposizione contro le frodi informatiche e il furto di identità elettronica: “Quando cambi il nome, attraverso la Rete, e commetti una frode, sei punito con un’aggravante specifica che riguarda il furto di identità elettronica – ha aggiunto il ministro – . E per assicurare maggiore serenità a soggetti più vulnerabili, abbiamo inserito un’altra norma che riguarda un’aggravante specifica in caso di rapina compiuta ai danni di over 65enne, in un momento in cui abbia assistito un minore e di rapine in danno di un minore”.

Il ministro Cancellieri
– “E’ molto importante richiamare l’attenzione sugli strumenti in difesa delle donne, il sentirsi parte di uno stato amico che li protegge: sono messaggi di grande attenzionene sull’universo femminile, sulla sensibilità e la delicatezza che vive una donna in questi momenti”. E’ il commento del ministro della giustizia, Anna Maria Cancellieri, sul varo del decreto legge.

Pakistan, tre donne uccise perché ballano sotto la pioggia

Che tristezza! Leggete cosa è accaduto a queste donne in Pakistan. La notizia è tratta da Rainews24.it
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In Pakistan, ballare sotto la pioggia e soprattutto farsi filmare, può costarti la vita, se sei una donna. Due ragazzine e la loro madre sono state uccise nel nord del Pakistan a causa di un filmato ripreso con un cellulare che le mostrava ballare sotto la pioggia nel prato di casa. Lo riferisce il quotidiano The Dawn. I fatti si sono verificati domenica sera a Chilas, una cittadina della provincia himalayana di Gilgit-Baltistan, sull’ autostrada del Karakoram diretta in Cina.

Secondo la polizia locale, cinque uomini armati a viso coperto si sono presentati a casa delle due sorelle di 15 e 16 anni e le hanno uccise brutalmente con una raffica di proiettili insieme alla loro madre. Erano figlie di un ex poliziotto in pensione di nome Rehmat Nabi.

Gli investigatori ritengono che si sia trattato di una ”punizione” per un video in cui si vede le due adolescenti inscenare un ballo gioioso sotto la pioggia come avviene non di rado in numerosi film indiani di Bollywood.

I killer sono un altro figlio della donna di nome Khutore e quattro suoi amici. Questi ultimi hanno confessato il crimine e sono stati arrestati, mentre Khutore è riuscito a scappare prima dell’arrivo della polizia.
Sembra che l’innocente filmato, realizzato ben sei mesi fa da un parente e poi fatto circolare sui cellulari, fosse stato bollato come ”un disonore” per la famiglia.

Donne, numero verde anti-violenza: chiamate in aumento.

Una notizia che riguarda le donne della provincia di Padova, tratta dal Mattino di Padova

ImmagineRaddoppiano gli strumenti a favore delle donne contro la violenza domestica grazie ad un nuovo numero verde per chiedere aiuto e l’apertura di un centro per l’accoglienza nella bassa padovana. Sarà attiva da lunedì la nuova linea telefonica messa a disposizione dal Centro Veneto Progetti Donna per tutte le padovane che hanno bisogno di aiuto e assistenza per uscire da una situazione familiare difficile o costellata di violenze. Il numero 800 81 46 81 si affianca così al 1522 che risponde alle emergenze a livello nazionale.

«È un contatto vicino alla realtà del territorio» spiega la responsabile del centro Cristina Bastianello, «un’esigenza maturata a partire dalla tendenza che stiamo registrando. Durante lo scorso anno ci hanno contattato 375 donne provenienti da tutta la provincia. Solo nei primi mesi di quest’anno sono già 324». Una vera e propria escalation che significa però che le donne iniziano ad uscire dall’isolamento. Secondo i dati Istat, infatti, solo il 7% denuncia situazioni di violenza in casa.

Per dare una risposta più capillare alle emergenze in rosa, vicende delle quali fanno spesso le spese i figli piccoli, anche Este ha deciso di dotarsi di un centro antiviolenza che si affianca a quello già esistente a Padova. La nuova struttura verrà inaugurata venerdi 21 giugno 2013 alle 19.30 nella sede dell’Accademia dell’Artigianato Artistico di via Francesconi. «Un luogo bello, perché l’accoglienza è anche questo» spiega il sindaco Giancarlo Piva. A seguire, alle 21, ci sarà il concerto dell’Orchestra d’archi del centro universitario diretta dal maestro Pietro Toso.

 

Le donne indiane contro la violenza sessuale

Le donne indiane stanno manifestando con grande forza contro la violenza sessuale che ha causato la morte d una studentessa 23enne.  Un resoconto tratto da Euronews

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Aveva 23 anni ed era una studentessa. Il branco l’ha punita per aver osato andare al cinema accompagnata da un amico. Aisa è morta dopo essere stata violentata e torturata su di un bus di Nuova Delhi.
Il suo calvario ha scatenato la protesta: la violenza sulle donne è un flagello che rende impossibile la vita di molte ragazze indiane.

“Per le donne non c‘è nessuna sicurezza. Specialmente quando si decide di uscire di casa. Tutto questo finirà solo quando ai colpevoli verranno inflitte pene molto piu severe” racconta una ragazza che partecipa alle manifestazioni di questi giorni.

I crimini a sfondo sessuale negli ultimi 40 anni si son moltiplicati. Gli stupri sono aumentati del 900%. Nel 2012 solo a Nuova Delhi ne sono stati registrati 635 uno solo dei quali è stato sanzionato penalmente.

Rare sono infatte le donne che trovano la forza per denunciare le violenze subite. La paura, la vergogna, lo spettro del disonore impediscono alla maggioranza delle vittime di parlare.

Una recente inchiesta ha rivelato che l’India è il paese in cui la condizione della donna è peggiore in assoluto. Un poco invidiabile primato e un paradosso se si pensa alle tante donne indiane che lavorano e vivono all’occidentale e alle non poche donne che si sono distinte in vari campi tra cui la politica.

Un’altro grafico rivela la violenza di una società che ha ancora radici arcaiche e patriarcali: 1 indiano su 4 ammette di aver esercitato una violenza sessuale. 1 su 5 di aver forzato la propria partner ad avere delle relazioni sessuali.

Discriminazioni e violenze cominciano dalla nascita. in India ci sono 914 donne ogni 1000 uomini. Molte bambine muiono prematuramente a causa di aborti selettivi, mancanza di cure, infanticidi.

Per sbarazzarsi delle femmine una pratica diffusa è il matrimonio precoce. Il 70% delle ragazze sotto i 18 anni sono già sposate malgrado una legge vieti i matrimoni prematuri fin dal 1860.
Nella sola India si contrae il 40% dei matrimoni tra minori su scala mondiale.

Nonostante l’ondata di proteste un cambio in tempi rapidi della mentalità e delle tradizioni locali sembra difficile. Per ottenere dei risultati che permettano alle donne indiane di migliorare la propria condizione ci vorranno anni e ancora tante battaglie.

5mila donne stuprate in 10 mesi nel Congo

Gli uomini fanno la guerra, le donne la subiscono due volte. Leggete quello che succede in Congo.

irca 5mila donne sono state stuprate quest’anno nella provincia est del Nord Kivu in Repubblica democratica del Congo, dove dall’aprile scorso proseguono i combattimenti fra l’esercito governativo e i ribelli del gruppo M23. La notizia è stata diffusa ierida un
ospedale locale. “Il numero degli stupri è salito in maniera drammatica – ha dichiarato alla France Presse Justin Paluku, un ginecologo del Heal Africa hospital a Goma, il capoluogo della provincia – abbiamo registrato 5mila donne stuprate dall’inizio dell’anno. È un dramma”.

L’instabilità della regione si è intensificata dall’aprile scorso quando parte dei soldati dell’esercito governativo hanno disertato, non riconoscendo un accordo di pace siglato il 23 marzo 2009 e proprio ispirandosi a quella data si sono dati il nome di M23. Il gruppo è guidato dal generale Bosco Ntaganda, ricercato dal Tribunale dell’Aja per crimini contro l’umanità. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite il gruppo è sostenuto dal Ruanda che sarebbe  interessato ad assumere il controllo della regione ricca di minerali. Per questo ieri l’elezione del Ruanda nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha causato non poche polemiche. Nel  rapporto confidenziale delle Nazioni Unite si indica il ministro della Difesa dello Stato africano come il comandante «de facto» della rivolta. Le stesse accuse sono state fatte anche all’Uganda ma entrambi i governi negano e anzi siedono al tavolo della Conferenza intergovernativa dei Grandi laghi (Icglr) che riunisce gli stati dell’Africa centrale e che si è tenuta più volte negli ultimi mesi per trovare una soluzione al conflitto. Durante l’ultimo incontro della Icglr è stato deciso il dispiegamento di una forza neutrale nella zona.

A causa dei combattimenti centinaia di migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case, mentre le organizzazioni per i diritti umani hanno registrato esecuzioni sommarie di ragazzi soldato che si rifiutano di essere arruolati dagli M23.