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Donne, imparate l’arte dell’obbedienza

Anche da noi alcune donne sono convinte che il loro compito sia quello di obbedire sempre e comunque. Leggete questo articolo-intervista a Costanza Miriano,  apparso su D.Repubblica.it. Se non sapete chi è, non è un problema ma sappiate che esiste e ha scritto questo libro.

Donne, imparate l'arte dell'obbedienza

 La via per la felicità? Indossare un abito di umiltà e poi tanta, tanta obbedienza. Obbedienza a come la natura ci ha creati, alle regole di saggezza che i secoli hanno tramandato, alla propria vocazione, ai consigli di chi ne sa, al proprio marito. Provocatoria e contestatissima, Costanza Miriano – dopo Sposati e sii sottomessa e Sposala e muori per lei, 80 mila copie vendute – torna a far parlare di sé con il nuovo libro Obbedire è meglio
Quattro volte mamma, cattolica praticante, un posto da giornalista a Rai Vaticano, la Miriano ha le idee chiare e pochi peli sulla lingua: “a volte cerchiamo grandi cose, grandi imprese da compiere, e magari ci piacerebbe essere capaci di offrire grandi sacrifici, ma tutto quello che ci viene chiesto, invece, è stare al nostro posto, sfuggire alla tentazione principale per l’uomo contemporaneo: immaginare sempre un’altra vita altrove, un’altra vita in cui abbiamo un’altra moglie (o marito), un altro lavoro, un altro tutto”, scrive nel suo blog. Regole di vita? “Quando tutto si sta complicando, quando sei in ritardo clamoroso o in difficoltà anche molto seria, e non sai da che parte cominciare, lascia stare tutto e vai alla messa”.All’indomani dell’uscita del libro – presentato al Salone del libro di Torino – intervistiamo la Miriano per confrontarci con il suo punto di vista, radicale e molto criticato non solo dalle femministe.

Cosa vuol dire obbedire?

“Obbedire vuol dire non assecondare sempre le proprie emozioni e i sentimenti. Fidarsi di un’altra fonte di informazione sulla realtà. Giudicare la propria situazione e decidere le proprie azioni non solo in base a quel che proviamo noi stessi. Esempio: sono di cattivo umore, ma non ti rispondo male. Accolgo il punto di vista di mio marito sul programma del fine settimana, anche se vorrei fare diecimila cose in più”.
 
Da Rai Tre a Rai Vaticano, un bel salto a livello “ideologico”. Cos’è cambiato nella sua vita personale e spirituale, con questo passaggio professionale?
“Nella vita spirituale assolutamente nulla. La mia vita professionale non condiziona il mio rapporto con Dio. Casomai, posso dire che ho avuto la gioia di raccontare il rapporto delle persone con la fede, girando degli speciali per la Rai, potendo mettere al servizio della mia azienda la passione e le conoscenze private. Quanto alla vita personale, banalmente, il cambiamento è che ora lavoro in centro invece che a Saxa Rubra. Fantastico”

Si dichiara cattolica fervente e praticante: qual è il ruolo della religione, oggi?
“Non lavoro a Rai Vaticano per il fatto che sono ferventemente cattolica: la mia professione non è legata alla fede. Quanto alla fede – che è una cosa ben diversa dalla religione – direi che il suo ruolo nella vita pubblica è sostanzialmente ininfluente. Le persone tendono ad avere un rapporto con la spiritualità tutto privato, e non mediato dalla Chiesa, che per me invece è l’unica garanzia che quello in cui credo non sia un parto della mia fantasia. Quello che è prevalso è, invece, il relativismo. Conosce qualcuno che seriamente basa le sue decisioni personali su ciò che dice la Chiesa? Neanche molti cattolici lo fanno”.

Ha descritto il suo libro come “un’epica dell’ordinario”, cosa vuol dire?

Sono una quadrimamma bilavoratrice (di giorno lavoro come giornalista e di notte scrivo, rispondo alle mail e alle interviste, come questa). Ma la mia è l’epica quotidiana combattuta da ogni donna: essere molte cose assieme. Molte di noi rivestono il molteplice ruolo di donna/a volte anche mamma/ lavoratrice freelance o dipendente/ moglie ecc., e si fanno carico della cura di qualcuno. È scritto nel nostro cuore. Noi donne siamo fatte per la complessità e per l’accoglienza”. 

A quali regole si sente di obbedire?

“Chi crede in Dio è profondamente libero: sono pochissime le regole da seguire. Quello che ci rende schiavi è il nostro inconscio squinternato, l’ansia, i rimorsi, i progetti strampalati. Chi crede, chi prega, è profondamente in pace, perché riesce a ignorare le stupidaggini che il nostro inconscio vomita di continuo. Le tiene dentro. Sempre vomito è, ma sta al posto giusto, non esce fuori”.

Chi sono le donne che non ubbidiscono? Mamme single, mamme non sposate, divorziate? 
“Non sono così bigotta! Sono piena di amici con situazioni così, e li adoro senza giudizio. Il punto dell’obbedienza è che tu ascolti una voce che non è la tua, perché hai sperimentato che è la voce di uno che ti ama alla follia, più di quanto tu ami te stesso. Le cose che la Chiesa dice, non le dice perché è sadica e vuole tenere le persone costrette in qualche modo, ma perché ci indica la via per la nostra vera felicità. Non obbedisce chi si fida solo di sé, e non crede che Dio è un Padre pazzo di amore per noi”.

Quali leggi mancano alla nostra società, morali e non?
“Di leggi ne abbiamo anche troppe. E la parola valori mi dà l’orticaria. Quello che manca all’uomo contemporaneo è la certezza di avere qualcosa sopra la sua testa, o meglio qualcuno verso cui sollevare lo sguardo e a cui chiedere una dritta per orientarsi. Io la chiedo a Dio perché mi fido delle parole di Gesù”.

L’obiettivo è essere agnelli, scrive nel suo libro: può spiegarci questa frase? Non pensa che gli agnelli possano finire vittime sacrificali, o sbranati dai lupi?
“L’agnello, Gesù, viene descritto anche come il Leone della tribù di Giuda. Il trionfatore”.

Ha un eroe (o eroina) di obbedienza?
“Nessun eroe o eroina umana. Siamo tutti nani con i trampoli”.

Se dovesse riassumere il suo sogno di felicità?
“Sapere di essere figlia del Todo Poderoso (Onnipotente, in spagnolo). Io sono una principessa, sono la figlia del re; di cosa mi posso preoccupare?”

Si può essere felici – e obbedienti – anche senza credere in Dio?
“Quello che noi tutti vogliamo, e sogniamo, è essere amati incondizionatamente, totalmente e per sempre. E questo solo Dio ce lo dà. Le altre cose passano, le persone tradiscono, e amano sempre in modo imperfetto, limitato, un modo che non colma mai la nostra sete di amore assoluto”.

Infine, come vede un Papa anticonformista e libero (e poco obbediente) come Papa Francesco?

“Il Papa non deve obbedire a nessuno sulla Terra. Casomai deve essere fedele alla tradizione. Ma questo Papa non è disobbediente: a mio avviso non ha cambiato in nulla la dottrina della Chiesa”.

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Aung San Suu Kyi: “usate la vostra libertà per aiutarci ad ottenere la nostra”

Vi proponiamo un articolo apparso su Empatiadonne.it,  scritto da Gabriella Aiello e Barbara La Rosa, che finalmente riscuote i risultati di anni di lotte e soprusi. Buona lettura.

Aung San Suu Kyi

Nelle parole di Aung San Suu Kyi per liberare il popolo birmano dall’oppressione: “usate la vostra libertà per aiutarci ad ottenere la nostra”, è racchiuso il senso della battaglia di una grande donna.
E’ con questa frase che culmina il film “The lady – L’amore per la Libertà” del regista Luc Besson, che avrà il merito di diffondere ulteriormente la vita della leader birmana in tutto il mondo.
La storia d’amore tra una donna birmana ed un uomo inglese questa è la trama del film. Non un racconto ma l’atroce realtà alla quale la protagonista sopravvive grazie alla forza degli ideali, soprattutto spirituali. In nome di questa aspirazione viene sacrificata la dimensione personale ed individuale.
Aung San Suu Kyi, figlia del generale Aung Sun, capo della fazione nazionalista del Partito Comunista della Birmania che aveva portato il paese all’Indipendenza dal regno Unito nel 1947, ha solo due anni quando il padre viene ucciso dagli avversari politici. Suu Kyi cresce in Birmania con la madre, si trasferisce ad Oxford dove incontra uno studioso di cultura tibetana, Micheal Aris, che diventa suo marito nel 1973 e padre dei suoi due figli, Alexander e Kim. Attraverso gli occhi del marito Micheal, il regista ci offre, il lato fragile e forte nel contempo, di questa donna straordinaria, un esempio per tutti noi.
Una donna minuta ma gigantesca nel suo desiderio di rivoluzione per i diritti umani e per la pace, con le orchidee tra i capelli, che trasforma l’amore infinito per il marito e per i figli nell’amore per una moltitudine di uomini e donne, la sofferenza degli altri diventa la sua sofferenza e la sua libertà, attraverso la libertà dei paesi che potranno aiutarla, diventerà la libertà del popolo birmano.
Aung San Suu Kyi ritorna nella sua amata Birmania nel 1988, per accudire la madre gravemente malata e proprio in quel periodo assiste alle violenze e all’uccisioni degli studenti che manifestano contro il regime militare.
Influenzata dagli insegnamenti del Mahatma Gandhi, si sente in dovere di accogliere la richiesta di coloro che vogliono la sua candidatura, in quanto figlia di colui che aveva salvato il popolo oppresso. Il 27 settembre 1988, fonda con un gruppo di seguaci la Lega Nazionale per la Democrazia. Liberarsi dalla paura con coraggio e solo attraverso la non-violenza: questa la forza del suo ideale.
Il popolo ed i monaci la sostengono con tutte le forze e l’unico modo per tentare di placare la sua azione è l’isolamento completo. Questa la strategia che i militari adottano l’anno successivo costringendola agli arresti domiciliari, con la concessione di abbandonare il paese solo nel caso di non ritorno. Dice Suu quando le viene offerta la “libertà” di andare a raggiungere il marito o restare nel suo paese : “Ma che libertà è questa?”
Nel 1990 il regime militare decide di indire nuove elezioni, che vedono una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia guidata da Aung San Suu Kyi. Tuttavia i militari si rifiutano di prendere atto che sia lei a dover ricoprire l’incarico di Primo Ministro ed ottengono il potere con la forza: arrestano tutti i militanti politici, altri li torturano e li uccidono.
Nel 1991 Aung San Suu Kyi vince il premio Nobel per la Pace, che in qualche modo pone l’attenzione sulle continue violazioni dei diritti umani da parte del governo birmano. E’ proprio uno dei figli a tenere il discorso durante la consegna del premio. Nel frattempo il marito si ammala di cancro e muore lontano dalla sua amata nella disperazione della donna e dei figli.
Aung San Suu Kyi è stata liberata, dopo 20 anni di prigionia, il 13 novembre 2010, continua a non poter vedere Alexander e Kim e si prepara alle nuove elezioni.
Sono numerosi gli interrogativi che ognuno di noi si pone nel conoscere la vita di una così grande donna e tante le certezze che mette in discussione. Io cosa avrei fatto se fosse capitato a me? Avrei rinunciato a vivere a fianco del mio uomo anche davanti alla sua malattia e alla morte? Può capire cosa è privazione della libertà chi nasce in un paese democratico? Quanto l’esempio della famiglia hanno influenzato le sue scelte? Quanto i principi religiosi hanno condizionato il suo pensiero politico?
A questi interrogativi sulla figura di Aung San Suu Kyi Empatia spera di dare risposta nel corso che l’amica Elvira Magnacca ed il suo gruppo, sta preparando e che presenterà al pubblico nel mese di giugno.

Le grandi opere del governo B. sono grandi anche quando non esistono

Diceva Oscar Wilde: ” A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio”.

Aforismo che si addice perfettamente a questa notizia.

Gelmini, gaffe: «Il tunnel Cern-Gran Sasso»

Tratto da Vanityfair.it

Gaffe scientifica per il ministro Mariastella Gelmini. Il sito del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca riporta uncomunicato stampa che le attribuisce un’incredibile dichiarazione in merito all’esperimento in collaborazione tra il Cern di Ginevra e l’Istituto nazionale di fisica nucleare, quando un fascio di neutrini è partito dalla Svizzera e, viaggiando per 730 chilometri attraverso la crosta terrestre, è arrivato fino al rivelatore Opera posto sotto il Gran Sasso.

Nel comunicato stampa si legga la seguente frase: «Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro». Peccato che non esista nessun tunnel sotterraneo lungo ben 730 chilometri che colleghi la Svizzera al nostro Paese.

La «grande corsa dei neutrini», come è stata ribattezzata, è sì cominciata quando il fascio è stato «sparato» da un tunnel a 60 metri sotto il suolo, ma il fascio è successivamente penetrato nella roccia a 11 chilometri di profondità.

Musa di Woody Allen? Perchè non di Giovanni Rana?

 

Ruby, appello a Woody Allen "Fammi diventare la tua Musa"

La Ruby ha un sogno nel cassetto: diventare la musa ispiratrice di Woody Allen come Mia Farrow, Scarlett Johansson o Penelope Cruz. Il suo desiderio è così impellente da indurla a scrivere al regista un appello accorato: “Il bunga bunga mi sta logorando e solo la sua arte mi sta dando sollievo, positività e gioia di vivere”.
“Le vie del signore sono infinite” si suol dire quando l’impossibile che sembra impossibile si ha il dubbio possa diventare possibile ma Woody Allen è un uomo come tanti, magari geniale nel suo lavoro, molto meno in altri campi quindi…chi lo sa!
E perchè non musa dei tortellini? L’arte passa ma il tortellino resta, un’investimento più sicuro. Le rotondità della Ruby si accostano meglio al prodotto alimentare che all’arte cinematografica…Giovanni Rana permettendo!!