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La “voce” di Mobina per i diritti delle donne afghane

Tratto da Cambiamento.it

mobina afghanistan

Chi è Mobina? Mobina Sai Khairandish è una donna afgana di 30 anni che da otto dirige la Rabia Balkhi Radio (RBR), una delle prime stazioni radiofoniche indipendenti istituite in Afghanistan dopo la caduta del regime talebano, “la più seguita in tutta la regione nord orientale del paese” spiega.

La radio prende il nome dalla poetessa afgana Rabia Balkhi, vissuta intorno al 940 d.C., che fu barbaramente uccisa dal fratello. Proprio la figura femminile della letteratura persiana che dà nome alla radio incarna l’immagine dei diritti violati delle donne – di quelle afghane in questo caso – diritti che Mobina ha deciso di riportare all’attenzione pubblica in questi anni, con la sua trasmissione Mani Aperte, un programma di quaranta minuti che ogni giorno raggiunge 300.000 persone, per la maggioranza donne.

“Frequentavo la scuola nella provincia di Balkh, e vedevo continuamente ingiustizie e violenze contro le donne. Ricordo di aver iniziato a provare tanta rabbia e indignazione. Mi chiedevo perché nessuno si attivasse per cambiare le cose. In quel momento è nata l’idea di realizzare un programma radiofonico per aiutare le mie connazionali a cambiare le proprie condizioni di vita” così Mobina spiega la nascita del programma radiofonico che conduce. “L’Afghanistan ha vissuto tre decenni di guerra civile. E come sapete non è ancora finita. L’analfabetismo è la regola. Soprattutto per le donne. Volevo raggiungere e parlare al maggior numero possibile di afghane. Per questo motivo l’idea della radio mi sembrava la più indicata” spiega ancora.

Mobina, tramite ActionAid è diventata consulente paralegale, ogni settimana in radio mette a disposizione le sue competenze alle ascoltatrici

Così Mobina ha deciso di passare ai fatti e contribuire in prima persona al cambiamento. Si è iscritta a un corso di ActionAid, dove ha imparato come ricorrere alla legge per combattere le ingiustizie, ed è diventataconsulente paralegale. Ora, le competenze che ha acquisito, le condivide ogni settimana con le sue ascoltatrici, attraverso la radio di cui è direttrice.

“Con Mani Aperte offro spiegazioni sulle questioni giuridiche. Affronto casi reali e cerco di semplificare il linguaggio tecnico delle leggi. Dibattiti in diretta, tavole rotonde, fiction radiofoniche e spot informativi” racconta Mobina. E poi ci sono lestorie, le storie di donne in carne e ossa, storie di “violenze, matrimoni forzati, umiliazioni, abusi e privazioni” che Mobina racconta ogni volta cambiando il nome reale della protagonista, per evitare di esporre le ascoltatrici al rischio di ritorsioni. Ma anche storie di donne che “hanno vinto la loro battaglia” diventando protagoniste del cambiamento nella loro vita, affermando la propria voce nel mondo.

Una strada ancora troppo difficile da percorrere per una donna in Afghanistan, quest’ultima. Lo sa bene Mobina, moglie e madre di un bimbo di due anni, che ha dovuto lottare lei stessa per veder riconosciuta la propria intelligenza oltre le mura domestiche, nellospazio pubblico.

“In un paese come l’Afghanistan, affermare la nostra identità di donna comporta difficoltà e rischi. Gli uomini non tollerano che lavoriamo fuori dalle mura domestiche – racconta Mobina -. Il nostro ruolo all’interno della società non è riconosciuto. Anch’io ho dovuto combattere con forza. A scuola, prima. Poi all’università e in ambito lavorativo. Quando ActionAid ha proposto il riconoscimento ufficiale del ruolo di consulente paralegale per me e le mie compagne di corso, le autorità si sono opposte”. Finché una donna lavora come volontaria, aggiunge Mobina, non si pongono troppi problemi, quando però il lavoro di una donna viene “ufficializzato” allora il sentiero diventa più tortuoso perché “evidentemente, è considerato una minaccia”.

Dall’8 febbraio all’8 marzo, la voce di Mobina arriva in Italia, sul web è possibile ascoltare il suo programmaMani aperte

Ma Mobina ha capito che cedere alla paura delle minacce è la cosa peggiore da fare per cambiare. “Sono determinata a continuare la mia battaglia radiofonica per il cambiamento. Voglio che i diritti di noi donne afghane siano riconosciuti” dice.

La storia di Mobina è raccontata – insieme ad altre – anche nel libro Il diritto di cambiare, curato da ActionAid e dedicato ad individuare analogie tra problemi e buone pratiche nei Paesi in via di sviluppo e in Italia. “L’integrità fisica delle donne come presupposto per il pieno riconoscimento dei loro diritti è uno dei temi raccontati e analizzati nel libro, insieme a tematiche quali il diritto al cibo quale mezzo indispensabile per la sussistenza e la trasparenza dell’azione di governo come prerequisito per una reale partecipazione cittadina alla vita politica del paese” spiega ActionAid.

Dall’8 febbraio la voce di Mobina ha raggiunto anche l’Italia. Si può seguire il programma sulla pagina Facebook di ActionAid Italia, su www.actionaid.it o su Twitter, ogni mercoledì e venerdì con replica il sabato e la domenica, fino all’8 marzo.

Oggi alle 16.00 sarà la volta della storia di Hamida e del suo pericoloso matrimonio.

Per le interessate e gli interessati, è possibile ogni volta lasciare il proprio messaggio online. I messaggi saranno letti da Mobina durante le trasmissioni. In questo modo, le donne afghane potranno sentire che la solidarietà e la spinta al cambiamento arriva anche dall’Italia.

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Le donne per la pace

Nobel per la Pace 2011

Il premio Nobel per la Pace 2011 veste al femminile. Ad essere premiate sono state le due connazionali liberiane, Ellen Johnson Sirleaf, presidente del paese e Leymah Gbowee, avvocato per i diritti delle donne e la yemenita Tawakkul Karman attivista nella lotta per la democrazia e i diritti umani.

Alle tre donne il riconoscimento “per la battaglia non violenta in favore della sicurezza delle donne e per il diritto delle donne di partecipare in pieno al lavoro di costruzione della pace”. Questo il commento del presidente del Comitato assegnatario, Thorbjoern Jagland, durante l’annuncio dei tre nomi. Il presidente ha poi proseguito dicendo: “Non si possono ottenere democrazia e pace duratura nel mondo a meno che le donne non ottengano le stesse opportunità degli uomini nell’influenzare lo sviluppo della società a tutti i suoi livelli”. Il Comitato norvegese dei Nobel auspica, inoltre, che il premio “contribuisca a porre fine alla repressione delle donne che ancora esiste in molti Paesi del mondo e a realizzare il grande potenziale per la democrazia e la pace che le donne rappresentano”.

Scopriamo chi sono in questo articolo di Gaianews.it

Il treno delle donne

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Questo il manifesto del Treno delle donne per la Costituzione.

Per approfondire http://www.trenodelledonneperlacostituzione.it 

L’Idea del Treno delle donne per la Costituzione alla volta di Roma per presidiare il Parlamento a difesa della Costituzione è nata, dopo l’annunciata modifica dell’art. 1 della Carta costituzionale, dal confronto tra le donne della Rete delle Donne Siciliane Per la Rivoluzione Gentile, che ne è la Promotrice.

Nessuno si era ancora spinto al punto di chiedere la modifica della prima parte della nostra Costituzione e questo per noi rappresenta un campanello d’allarme da non sottovalutare che ci ha portate di getto a lanciare questa importante iniziativa.
Noi donne, oggi più che mai, avvertiamo l’obbligo di accompagnare la società verso un futuro diverso. Riteniamo, infatti, che la nostra presenza e la nostra partecipazione attiva potranno restituire tutto quanto fino a oggi è mancato alla cultura politica del Paese.
Siamo numericamente la maggioranza in Italia e nessuno deve pensare di poter modificare la Costituzione senza la nostra compartecipazione.
Vogliamo essere portatrici di legalità, giustizia e laicità e questo ci impegna a difendere la nostra Carta costituzionale che è garanzia imprescindibile per l’affermazione di questi principi.
Questa battaglia vogliamo farla insieme a uomini e donne, ed a quanti hanno a cuore la difesa della Costituzione repubblicana.
Un treno dal Nord ed un treno dal Sud porterà a confluire a Roma le cittadine di questo Paese, e i cittadini che condividono questa battaglia, per unire le donne del Nord e Del Sud, per ribadire la volontà di pensare all’Italia unita, democratica, Repubblicana.
Le donne sentono vitale ed imprescindibile questa battaglia. Con la loro forza viva, creativa, fonte di cambiamento, andranno a presidiare il Parlamento Italiano a cui va lanciato un messaggio forte e chiaro:
“La Costituzione è di tutte le italiane e gli italiani, e senza la condivisione paritaria nessuno ha il diritto di modificarla. Soprattutto l’art. 1 dei principi fondamentali non si tocca!”.

Gli Italiani hanno già bocciato a maggioranza, con il Referendum del 25 e 26 giugno 2006, le riforme che cambiavano l’assetto istituzionale nazionale della seconda parte della Costituzione. Oggi non si può far finta che ciò non sia successo e tornare allegramente a stravolgerla!