Un’educazione femminista fa migliori i figli maschi

Un’indagine molto interessante dalla quale trarre utili spunti di riflessione. Tratta dalla rubrica Passaparola di Silvana Mazzocchi su Repubblica.it

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Se è vero che, dietro un uomo violento, c’è spesso un padre almeno brutale, è altrettanto assodato che sono ancora troppe le madri complici, giustificanti, o semplicemente non consapevoli dei danni prodotti dal modello arcaico duro a morire che considera il maschio (sebbene in crisi), un inamovibile “re” e la femmina una creatura destinata a rimanere comunque subalterna, anche se emancipata, e ormai in ben più spedito cammino rispetto a fratelli, compagni e mariti.

Ma che succede quando madri, che orgogliosamente evocano il loro passato e la loro formazione femminista, contrastano apertamente la società patriarcale ed educano i loro figli maschi, secondo quei principi e convinzioni che hanno alimentato l’unica rivoluzione riuscita del Novecento?

Una risposta, positiva e che regala lampi di speranza per un futuro meno segnato dalla brutalità dell’uomo sulla donna, sta in “Madri (femministe) e figli (maschi)” (XL Edizioni), firmato da Patrizia Romito, professore di psicologia sociale all’Università di Trieste ed autrice di numerosi saggi su temi limitrofi e da Caterina Grego, già esponente di “Telefono rosa”.

L’indagine mette insieme testimonianze raccolte in Italia, Francia e Quebec di numerose protagoniste/i che hanno accettato di condividere con le autrici le loro esperienze. Ne emergono tenerezza, coraggio e impegno. E quei valori che le donne femministe hanno voluto e saputo trasmettere, secondo quel credo che “il personale è politico”, di antica e mai dismessa memoria. E, soprattutto, sono i figli a raccontare che, nel bilancio tra quanto hanno assorbito da madri tanto determinate e quanto, invece, hanno rifiutato, vince di gran lunga l’aspetto positivo dell’educazione ricevuta.

Da tempo si parla di uomini in profonda crisi d’identità, provocata dal rapido e profondo percorso di emancipazione compiuto dalle donne. E di quanto il genere maschile (per fortuna non tutto) rifiuti quasi sempre perfino di ammettere quanti soprusi e quanta violenza può produrre la frustrazione derivante dalla perdita del ruolo dominante. Una rimozione che impedisce di considerare la possibilità di ridefinire la propria identità. Passaggio indispensabile per raggiungere una nuova armonia con l’altro sesso. Risulta dunque prezioso il contenuto di questo libro che ha al centro esperienze di donne che hanno educato i loro figli maschi seguendo semplici, ma preziosi principi: la giustizia, il rispetto per l’altro, la libertà, la parità tra i sessi, la non violenza.

Patrizia Romito, che cosa riceve (in più) un figlio maschio da una madre femminista?
“Innanzitutto l’immagine di una donna che si rispetta e rispetta le altre donne, che ha un progetto e uno scopo che trascendono il quotidiano, e che vuole un mondo più giusto, per le donne e per gli uomini. Molti tra i giovani uomini intervistati dicono che avere una madre femminista ha permesso loro di capire meglio le donne, di aver fiducia in loro e li ha condotti a scegliere delle compagne forti e indipendenti, anche se alcuni si lamentano, scherzosamente, di aver perso nell’adolescenza qualche ‘buona occasione’, essendo incapaci di quell”abbordaggio gagliardo’ praticato dai loro compagni. La maggior parte di loro sa riconoscere la discriminazione contro le donne, il sessismo e la misoginia e li trova inaccettabili. Francesco e Félix, figli di donne che hanno fondato un Centro anti-violenza, in Italia e nel Québec, sono consapevoli dalla violenza maschile sulle donne e fieri dell’impegno e delle azioni delle loro madri: per Francesco quindicenne la mamma, per questo motivo, è un ‘eroe’! Dice Fèlix: ‘La mia educazione mi ha reso più sensibile alla violenza contro le donne … grazie a lei avrò rapporti più ugualitari, più armoniosi con la mia compagna’. Alcune delle donne intervistate raccontano di aver sentito a volte la preoccupazione di rendere il figlio troppo diverso dai modelli ‘machisti’ dominanti, ma è una preoccupazione che trova scarso riscontro nelle interviste dei figli. Anzi, come dice Carlo: ‘Mia madre mi ha dato più di quanto non creda’”.

La cronaca  ci mostra come dietro un uomo violento, spesso ci sia ancora una madre complice..
“Dietro a un uomo, a un ragazzo violento c’è, ancora più spesso, un padre violento, nei confronti dei figli o della moglie! C’è insomma un bambino che ha ‘imparato’ la violenza, prendendo il padre come modello… Detto questo, bisogna riconoscere che molte madri solidarizzano con i figli quando questi esprimono comportamenti machisti o addirittura violenti: in questo, le madri non fanno che rispecchiare i pregiudizi sessisti e misogini condivisi da larga parte della società. Basti ricordare il caso della ragazzina stuprata dai coetanei a Montalto di Castro: l’intera comunità (incluse le madri degli stupratori e il sindaco) hanno minimizzato il fatto (‘una ragazzata’) e si è schierata contro la vittima. Non c’è ragione di aspettarsi che le madri, in quanto tali, siano migliori del resto della società, o abbiano una visione meno improntata dai pregiudizi. Possiamo aspettarci invece che donne e uomini femministi, vedano le cose in maniera diversa. Una delle intervistate, Caroline, per esempio, racconta che figlio ha vissuto una delusione amorosa quando una ragazza lo ha lasciato. E dice: ‘L’ho invitato a vivere il suo dolore, ricordandogli però che non aveva alcun diritto di fare pressioni su questa ragazza, di tormentarla o di denigrarla’”.

Un consiglio a “tutte” le madri per far crescere “nuovi” maschi?
“Non ce la sentiamo di dare consigli! Ci piace citare però cosa dicono le donne che abbiamo intervistato. Annick, in un periodo difficile di suo figlio, continua ‘instancabilmente a parlargli, non perdevo un’occasione per spiegargli come il machismo chiude uomini e donne in categorie arbitrarie’. Marie-Rose, che vive in campagna, si impegna per non fare dei suoi figli dei ‘galletti irresponsabili’ e insiste con loro, a volte tra lo stupore degli astanti, sulla responsabilità dell’uomo nel concepimento e la necessità dell’accordo profondo della donna in una relazione sessuale. Tutte le donne, inoltre, manifestano ai figli, con parole e azioni, la necessità di essere autonomi nelle cure a sé stessi e nella casa, e di sapersi far carico di tutti i lavori domestici. I figli di Marie-Rose, a partire dalle elementari, preparano a volte il pranzo e accolgono mamma e papà con il menu stampato: ‘Non si aspettavano che la mamma (ovvero una donna) li servisse e fosse a loro intera disposizione’. E’ in questo sostenuta dal marito, secondo cui i lavori domestici possono essere fatti da tutti e due, e tutti richiedono riflessione e tecnica. E Florence insegna a figlie e figlio, allo stesso modo, secondo l’età ad assumere i lavori di casa. Ogni compito è un diritto e quindi una promozione lusinghiera: così Renaud è immensamente fiero quando, a tre anni, può sparecchiare la tavola! D’altra parte Anne, quando realizza con orrore che il figlio adolescente si aspetta che la mamma sia ‘al suo servizio’, mette in atto con determinazione strategie come lasciare i piatti sporchi nella sua stanza e rifiutarsi di fargli da mangiare a ‘domanda’. Insomma, volersi bene, rispettarsi e non considerare l’uomo  –  marito, figlio – come un re!”.

Patrizia Romito e Caterina Grego
Madri (femministe) e figli (maschi)

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