Aung San Suu Kyi: “usate la vostra libertà per aiutarci ad ottenere la nostra”

Vi proponiamo un articolo apparso su Empatiadonne.it,  scritto da Gabriella Aiello e Barbara La Rosa, che finalmente riscuote i risultati di anni di lotte e soprusi. Buona lettura.

Aung San Suu Kyi

Nelle parole di Aung San Suu Kyi per liberare il popolo birmano dall’oppressione: “usate la vostra libertà per aiutarci ad ottenere la nostra”, è racchiuso il senso della battaglia di una grande donna.
E’ con questa frase che culmina il film “The lady – L’amore per la Libertà” del regista Luc Besson, che avrà il merito di diffondere ulteriormente la vita della leader birmana in tutto il mondo.
La storia d’amore tra una donna birmana ed un uomo inglese questa è la trama del film. Non un racconto ma l’atroce realtà alla quale la protagonista sopravvive grazie alla forza degli ideali, soprattutto spirituali. In nome di questa aspirazione viene sacrificata la dimensione personale ed individuale.
Aung San Suu Kyi, figlia del generale Aung Sun, capo della fazione nazionalista del Partito Comunista della Birmania che aveva portato il paese all’Indipendenza dal regno Unito nel 1947, ha solo due anni quando il padre viene ucciso dagli avversari politici. Suu Kyi cresce in Birmania con la madre, si trasferisce ad Oxford dove incontra uno studioso di cultura tibetana, Micheal Aris, che diventa suo marito nel 1973 e padre dei suoi due figli, Alexander e Kim. Attraverso gli occhi del marito Micheal, il regista ci offre, il lato fragile e forte nel contempo, di questa donna straordinaria, un esempio per tutti noi.
Una donna minuta ma gigantesca nel suo desiderio di rivoluzione per i diritti umani e per la pace, con le orchidee tra i capelli, che trasforma l’amore infinito per il marito e per i figli nell’amore per una moltitudine di uomini e donne, la sofferenza degli altri diventa la sua sofferenza e la sua libertà, attraverso la libertà dei paesi che potranno aiutarla, diventerà la libertà del popolo birmano.
Aung San Suu Kyi ritorna nella sua amata Birmania nel 1988, per accudire la madre gravemente malata e proprio in quel periodo assiste alle violenze e all’uccisioni degli studenti che manifestano contro il regime militare.
Influenzata dagli insegnamenti del Mahatma Gandhi, si sente in dovere di accogliere la richiesta di coloro che vogliono la sua candidatura, in quanto figlia di colui che aveva salvato il popolo oppresso. Il 27 settembre 1988, fonda con un gruppo di seguaci la Lega Nazionale per la Democrazia. Liberarsi dalla paura con coraggio e solo attraverso la non-violenza: questa la forza del suo ideale.
Il popolo ed i monaci la sostengono con tutte le forze e l’unico modo per tentare di placare la sua azione è l’isolamento completo. Questa la strategia che i militari adottano l’anno successivo costringendola agli arresti domiciliari, con la concessione di abbandonare il paese solo nel caso di non ritorno. Dice Suu quando le viene offerta la “libertà” di andare a raggiungere il marito o restare nel suo paese : “Ma che libertà è questa?”
Nel 1990 il regime militare decide di indire nuove elezioni, che vedono una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia guidata da Aung San Suu Kyi. Tuttavia i militari si rifiutano di prendere atto che sia lei a dover ricoprire l’incarico di Primo Ministro ed ottengono il potere con la forza: arrestano tutti i militanti politici, altri li torturano e li uccidono.
Nel 1991 Aung San Suu Kyi vince il premio Nobel per la Pace, che in qualche modo pone l’attenzione sulle continue violazioni dei diritti umani da parte del governo birmano. E’ proprio uno dei figli a tenere il discorso durante la consegna del premio. Nel frattempo il marito si ammala di cancro e muore lontano dalla sua amata nella disperazione della donna e dei figli.
Aung San Suu Kyi è stata liberata, dopo 20 anni di prigionia, il 13 novembre 2010, continua a non poter vedere Alexander e Kim e si prepara alle nuove elezioni.
Sono numerosi gli interrogativi che ognuno di noi si pone nel conoscere la vita di una così grande donna e tante le certezze che mette in discussione. Io cosa avrei fatto se fosse capitato a me? Avrei rinunciato a vivere a fianco del mio uomo anche davanti alla sua malattia e alla morte? Può capire cosa è privazione della libertà chi nasce in un paese democratico? Quanto l’esempio della famiglia hanno influenzato le sue scelte? Quanto i principi religiosi hanno condizionato il suo pensiero politico?
A questi interrogativi sulla figura di Aung San Suu Kyi Empatia spera di dare risposta nel corso che l’amica Elvira Magnacca ed il suo gruppo, sta preparando e che presenterà al pubblico nel mese di giugno.

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