Dati preoccupanti per le donne dalla giornata contro l’AIDS.

Se ne parla e scrive sempre meno ma i numeri rimangono preoccupanti: ci riferiamo ad HIV e AIDS. E anche in questo campo le donne sembrano essere le più penalizzate. Leggete questo articolo tratto da Vita di Donna 

Aids, il 40% delle donne scopre tardi l’infezione Hiv

Aids, il 40% delle donne scopre in ritardo l'infezione Hiv

In occasione della Giornata mondiale dell’AIDS che si è celebrata il 1 dicembre i numeri rendono l’idea di quanto il problema sia ancora preoccupante.

Secondo i dati forniti da Unaids, nel mondo sono 34 milioni le persone che vivono con il virus dell’HIV, anche se i contagi sono in diminuzione. In Italia c’è un dato allarmante ed è quello che si riferisce alle donne. Infatti il 40% di quelle positive all’HIV scoprono di aver contratto il virus molto tardi, praticamente quando l’AIDS è in fase conclamata.

Viene chiamato il fenomeno dei “late presenter”, cioè quelle persone per le quali la diagnosi è formulata tardivamente. L’argomento è stato affrontato oggi nel corso di un incontro tenutosi al Senato.

Restando sulle donne, il direttore della clinica di malattie infettive del San Paolo di Milano, Antonella D’Arminio Monforte, ha riferito che il 70% di queste riceve l’infezione da un partner stabile.

Un dato che fa pensare, considerato che il 76% degli uomini entra in contatto con il virus grazie ad un rapporto occasionale. È lecito quindi pensare che chi “porta a casa” il virus è proprio l’uomo.

L’esperta ha poi spiegato che la donna è più indifesa rispetto al contagio, infatti “la loro mucosa genitale è più permeabile all’Hiv rispetto a quella maschile e gli ormoni femminili, in certe fasi del ciclo, possono favorire l’infezione”.

Ancora numeri preoccupanti. Nel mondo le donne affette dal virus dell’HIV sono circa 16 milioni, il 35% delle nuove diagnosi formulate in Europa interessano la popolazione femminile.

In Italia si verificano 3.500-4000 nuovi casi ogni anno, circa 12 al giorno, e almeno il 30% riguarda le donne che comunque nelle ricerche cliniche sono scarsamente rappresentate.

 

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