I paesi che odiano le donne

Tratto da LIMES – Rivista italiana di geopolitica, un approfondimento di Alfonso Desiderio molto duro ma interessante sulle condizioni femminili nei paesi che odiano le donne.

paesi_violenza_donne

(Sulla carta collegati dalla linea rossa i paesi con la maggiore violenza sulle donne. La base della carta è tratta da Limes 2/2010. Vai alla carta originale)

È un arco di violenza che si inserisce in un arco di crisi più ampio. Afghanistan, RD Congo, Pakistan, India e Somalia sono i paesi più pericolosi per le donne, secondo la Fondazione TrustLaw. Assassinii (a volte per motivi “d’onore”), violenze – sessuali e non – sono tra i crimini più frequenti contro le donne.

L’Afghanistan è il posto al mondo più pericoloso per le donne. Ovviamente la guerra in corso (e i trent’anni precedenti di guerra civile e altri conflitti) sono una delle ragioni, cui si aggiungono tradizioni e usi locali spesso connessi con vere o presunte motivazioni religiose.

Bibi Aisha aveva 12 anni quando si è sposata e il marito l’ha picchiata sin dal primo giorno. Quando ha provato a fuggire il marito taliban, assieme ad altri uomini, l’ha portata sulle montagne e le ha tagliato il naso, le orecchie e i capelli. Vedi il reportage su National Geographic Ribellione velata in Afghanistan (attenzione immagini forti).

Ma non è solo questioni di taliban. In tutto l’Afghanistan le donne non se la passano bene. Nella Kabul “liberata” e sotto “controllo” occidentale da quasi dieci anni è normalissimo vedere uomini che fanno viaggiare le donne nel portabagaglio dell’auto.

Secondo il rapporto in Afghanistan l’87% delle donne sono analfabete e il 70-80% per cento sono costrette a matrimoni forzati. Una su 11 poi non sopravvive alla nascita.

In Congo si è saputo l’altro giorno di 100 donne violentate una decina di giorni fa a Fizi nel Kivu meridionale, nel corso di un assalto da parte di un gruppo di ribelli. Leggi anche su repubblica.it Congo, stupri di massa, violenze e razzie.

Le stime sono difficili da calcolare e lasciano il tempo che trovano ma l’American Journal of Public Health ha stimato in oltre mille le donne che giorno subiscono gravi violenze in Congo.

Nella Repubblica democratica del Congo sono stati milioni i morti della cosiddetta guerra civile, in realtà “la prima guerra mondiale africana” che ha visto il coinvolgimento di quasi tutti i vicini, combattuta dal 1998 al 2003. In verità, nonostante gli accordi, si combatte ancora nel Congo orientale dove non si riesce a controllare gruppi ribelli, bande criminali, disertori, in parte reduci del genocidio ruandese, e che vivono di saccheggi e di sfruttamento delle risorse minerali congolesi.

In Pakistan pratiche tribali/culturali/religiose segnano irrimediabilmente la vita delle donne: violenze di tutti i tipi, anche con acidi, matrimoni forzati. Secondo la commissione dei diritti umani in Pakistan sono oltre mille le donne pachistane vittime di omicidi d’onore. Il 90% delle donne subirebbe poi violenze domestiche.

I matrimoni forzati sono purtroppo ancora molto diffusi non solo in Pakistan e India, ma anche in tutta la regione. Vedi il reportage Spose bambine su National Geographic.

In India per certi versi la situazione ricorda quella del Pakistan, forse la situazione è migliore, ma comunque colpisce che il problema riguarda quella che è considerata la più grande democrazia del mondo e il paese che si appresta a diventare quello più popoloso, visto che tallona la Cina. Molte bambine vengono addirittura uccise alla nascita o si procede all’aborto quando si scopre che non sarà un maschio. Secondo la Reuters in base alle statistiche in India “mancano” circa 50 milioni di donne rispetto a quelle che dovrebbero esserci senza la “correzione” statistica apportata da queste uccisioni e aborti.

Al quinto posto la Somalia non è una sorpresa. Anzi lo è solo perché è così in basso in classifica, considerato che lo stato fallito per eccellenza somma l’endemica situazione di guerra a pratiche culturali/tribali/religiose. Qui è molto alta la mortalità delle donne durante il parto ed è molto diffusa la pratica delle mutilazioni genitali alle donne.

La classifica è stata stilata sulla base dei pareri di 213 esperti che hanno espresso delle valutazioni su sei fattori considerati fondamentali. Per i dettagli leggi Reuters/alernet oppure Bbc.

Certo – anticipo delle possibili obiezioni – è vero anche da noi fino a pochi decenni fa le donne erano discriminate e spesso maltrattate (in parte lo sono ancora oggi) e i diritti delle donne sono state una conquista recente e “occidentale”. Quindi forse siamo noi l’eccezione e la regola è invece un mondo anche legato a pratiche medioevali, ma qui c’è qualcosa di più.

Colpisce che quattro dei cinque primi paesi di questa triste classifica gravitino sull’area dell’Oceano Indiano (4 vi si affacciano), un’area geopolitica che noi stentiamo a considerare come tale (nel nostro immaginario il corno d’Africa è in Africa, la penisola arabica in Medio Oriente e il subcontinente indiano in Asia) e spesso dimentichiamo che invece numerosi sono i collegamenti storici, culturali, economici e commerciali lungo queste coste. Qui ci sono gran parte delle riserve di greggio e gas, su queste rotte viaggia il petrolio necessario a tanti paesi (Cina e Giappone prima di tutti), Pakistan e India sono potenze nucleari. Insomma è un’area già fondamentale e che sarà sempre più importante nel futuro (e purtroppo piena di conflitti). E purtroppo è una regione di violenze sulle donne.

Per approfondire vedi anche i volumi di Limes: Pianeta India e Cindia, la sfida del secolo

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